Il lato oscuro della luna

Il lato oscuro del complotto

La luna e il suo lato oscuro. Per via della sua rotazione sincrona, essa ci mostra sempre la stessa faccia. E per questo motivo è divenuto famoso il suo “dark side”. Come se proprio li, in quella porzione di satellite sempre in ombra, si nascondessero le più incredibili realtà. In questo secondo articolo, amici di commodoreblog.com, voglio parlare del lato oscuro della missione lunare Apollo 11, ovvero che non ci fu nessun allunaggio.. e non solo.


Breve flashback

Riprendiamo il primo articolo e fermiamoci alla prefazione, ovvero quando si parla di quella guerra fredda che tenne sotto scacco il mondo per decenni. Ok, prima avete letto cosa successe (veramente.. o no?) quel giorno. Ora leggerete cosa si dice possa essere successo: non successe nulla. Esiste infatti una teoria contrapposta chiamata Teoria del complotto lunare, in inglese Moon Hoax.

Moon Hoax, il lato oscuro

E’ l’ipotesi complottista secondo cui le missioni del programma Apollo non avrebbero realmente trasportato gli astronauti sulla Luna. Le prove degli allunaggi sarebbero state falsificate dalla NASA, con la collaborazione del governo degli Stati Uniti, in competizione con l’URSS per la “conquista dello spazio” nel panorama generale della guerra fredda. Tutto nacque per via di un libro scritto nel 1976 da Bill Kaysing intitolato appunto “Non siamo mai andati sulla luna”. La base delle sue teorie sussistono sulla sua credenza che le tecnologie dell’epoca non avrebbero mai potuto portare l’uomo sulla luna.

Il lato oscuro della mente umana

Kaysing scrisse delle bufale a dir poco grottesche in questa pubblicazione, facendo il nome di Stanley Kubrik come regista dei filmati. Quest’ultimo sarebbe stato obbligato dai servizi segreti americani a compiere le riprese, pena l’accusa di “comunismo” verso il fratello Raul. Peccato che Kubrick non abbia mai avuto un fratello. Questo libro non fornisce alcuna teoria scientifica o pseudo tale per confutare l’allunaggio. È il sasso lanciato nello stagno, ovvero diede il via alla teoria del complotto in cui molte persone iniziarono a credere. E si sa che l’essere umano adora sentirsi vittima di complotti di ogni genere, attuati da misteriosi gruppi di potenti che sono realmente a capo del mondo.

La guerra fredda aveva il suo ruolo

Questa teoria fu sospinta dal contesto di guerra fredda che aleggiava in quegli anni. Le prime tappe di questa corsa erano state vinte dall’Unione Sovietica. I russi riuscirono a mandare in orbita il primo satellite artificiale, a fotografare il lato oscuro della Luna e a portare il primo uomo nello spazio. Gli americani avrebbero quindi inscenato la conquista della Luna per potersi fregiare di questo prestigioso successo. Il progetto di esplorazione umana della Luna subentrò al progetto A119.

Il progetto A119 e altre teorie

Nato nel 1950 aveva come scopo quello di far detonare un ordigno nucleare sulla luna per confermare una grande superiorità militare. Rafforzata dal fatto che (ovviamente) molte notizie delle varie missioni Apollo erano strettamente top secret, la teoria prese a nutrirsi anche di altre voci. C’è chi disse che lo sbarco fu inscenato per allentare le attenzioni alla guerra in Vietnam. Altri pensarono che tutto fu inscenato per non perdere i 30 miliardi di dollari di sovvenzioni per le missioni.


Il disastro di Apollo 1 alimenta il lato oscuro

Un’altra teoria diceva che dopo il disastro della missione Apollo 1 la Nasa non volesse più rischiare vite umane. Decise così di creare il falso allunaggio. A conferma di questa teoria spuntarono fuori diversi filmati di vari prototipi della navetta Eagle che sistematicamente in fase di atterraggio avevano problemi. Il più famoso ritrae Armstrong, che al simulatore non sbagliava una manovra, compiere diverse cabrate durante un test di atterraggio. Il modulo virò su un lato e si schiantò al suolo disintegrandosi. Il pilota si salvò eiettandosi con il seggiolino in dotazione. Il filmato è sgranato e non è mai stato confermato.

Gli anni passano, le teorie aumentano

Più gli anni passavano e più la teoria del complotto viene ingrandita fino al punto di mettere in discussione tutte e sei le missioni lunari. In questo lato oscuro nessuno dei 12 astronauti ha mai camminato sulla luna. Negli anni 80 fu perfino tirata in ballo la Walt Disney dicendo che aiutò anche lei alla costruzione di scenografie ed effetti speciali utilizzati per i “finti” allunaggi. L’appetito vien mangiando, questo lo sappiamo tutti cari lettori e si sa l’essere umano non è mai sazio di “verità alternative”.

I cospiratori e la ricerca di visibilità

I cospiratori aumentavano di giorno in giorno perchè era un modo praticamente sicuro per ritagliarsi un momento di fama nelle trasmissioni locali dell’epoca. C’è un denominatore, parlando in generale, che accomuna la quasi totalità dei teorici di ogni complotto mondiale: non sono mai del settore. Sono giornalisti, editori, conduttori di trasmissioni. Gente che ha capito che le persone sono plasmabili, influenzabili. Alle masse da una sorta di sensazione di rivalsa sapere che il loro status è in qualche modo colpa di qualche burattinaio.

Il lato oscuro si nutre di insicurezze



Il lato oscuro della luna era più buio e misterioso dello spazio profondo! Marcus Allen – editore britannico di Nexus, suggerisce che la NASA avrebbe fatto missioni robotiche perché i livelli di radiazione nello spazio sarebbero stati letali. Milton William Cooper era un teorico e autore di cospirazioni americane. Credeva che tutte le missioni Apollo sulla Luna fossero in realtà produzioni che venivano filmate in ampi palcoscenici. James H. Fetzer, professore di filosofia americano in pensione e teorico della cospirazione. Egli ha sempre difeso le sue idee da cospirazionista sul fatto che tutti e sei gli atterraggi lunari erano falsi. Ovviamente senza alcuna prova a supporto.

L’illuminazione alimenta il lato oscuro

David Groves  lavorava per Quantech Image Processing. Esaminò la foto di Aldrin che esce dal lander e disse che si può individuare quando fu usato un riflettore. Utilizzando la lunghezza focale della fotocamera egli avrebbe calcolato che il riflettore si trova tra 24 e 36 centimetri a destra della telecamera. Questo corrisponde alla parte illuminata dal sole della tuta spaziale di Armstrong. David S. Percy è un produttore televisivo. È co-autore, insieme a Mary Bennett, di “Dark Moon: Apollo e Whistle-blower” e co-produttore di “What Happened On The Moon?”. È il principale sostenitore dell’accusa “whistle-blower ” ovvero che la  NASA non rischierebbe di trasmettere un astronauta che si ammala o muore in diretta televisiva.

La vita è un complotto?

L’elenco è praticamente infinito e certe teorie sono quasi a livello “stiamo vivendo una vita reale o viviamo un film?”. Nel nostro lato oscuro i cospirazionisti si concentrano pesantemente sulle foto della NASA. Indicano le stranezze nelle foto e nei filmati girati sulla Luna. Esperti di fotografia (compresi quelli non collegati alla NASA) hanno risposto che le stranezze sono coerenti con ciò che ci si aspetta da un vero atterraggio sulla Luna. Le immagini non sono ottimizzate o create in studio. In alcune foto, i mirini appaiono dietro agli oggetti.

La teoria delle immagini incollate

Le telecamere sono state dotate di una piastra Réseau (una lastra di vetro trasparente con un reticolo inciso), rendendo impossibile per qualsiasi oggetto fotografato apparire “davanti” alla griglia. I cospirazionisti spesso usano questa prova per suggerire che gli oggetti sono stati “incollati” sulle fotografie. In questo modus operandi si oscura il reticolo. Ma c’è una spiegazione.Questo effetto appare solo nelle foto copiate e scansionate, non nelle originali. La causa è la sovraesposizione. Le aree bianche luminose risultano lattiginose sopra i sottili reticoli neri. Questi, essendo spessi solo 0,14 mm, tenderanno a scomparire in presenza di zone estremamente luminose.

Qualità troppo elevata

Altri sostengono che la qualità delle fotografie è incredibilmente alta. Ovviamente ci sono molte foto di scarsa qualità scattate dagli astronauti dell’Apollo. La NASA ha scelto di pubblicare solo i migliori esempi. Ricordiamo che furono utilizzate fotocamere Hasselblad 500 EL ad alta risoluzione con ottica Carl Zeiss. Per i filmati fu usata una cinepresa 70mm a formato medio.

Nel lato oscuro non ci sono stelle

Altro aspetto che ha sempre fomentato questo lato oscuro è che non ci sono stelle in nessuna delle foto scattate. I cospirazionisti sostengono che la NASA ha scelto di non inserire le stelle nelle foto. Questo perché gli astronomi sarebbero stati in grado di usarle per determinare se le foto fossero state scattate dalla Terra. Secondo loro bastava confrontare la posizione celeste e parallasse a quello che ci si aspetterebbe da entrambi i siti di osservazione.

A teorie complesse c’è sempre una risposta semplice

La spiegazione è quanto mai banale: la luce proveniente dal Sole nello spazio esterno del sistema Terra-Luna è molto forte. Si pensa almeno quanto la luce del sole che raggiunge la terra in una giornata limpida a mezzogiorno. Le telecamere utilizzate per i soggetti illuminati dalla luce solare sono impostate per un’esposizione alla luce diurna . La scarsa luce delle stelle non fornisce abbastanza esposizione per registrare immagini visibili. Tutti gli atterraggi con equipaggio sono avvenuti durante il giorno lunare. Così le stelle furono oscurate dal sole e dalla luce solare riflesse sulla superficie della Luna. Oltretutto le impostazioni della fotocamera possono trasformare uno sfondo ben illuminato in nero quando l’oggetto in primo piano è illuminato intensamente. L’effetto è simile a non essere in grado di vedere le stelle da un parcheggio illuminato di notte: le stelle diventano visibili solo quando le luci si spengono.

Il lato oscuro delle ombre

Un’altra tesi fortemente sbandierata ancor oggi è che l’angolo e il colore delle ombre sono incoerenti. Questo suggerisce che sono state usate luci artificiali. C’è una spiegazione precisa che chiarisce questo particolare del lato oscuro delle missioni lunari. Le ombre sulla Luna sono complicate da luce riflessa, terreno irregolare, distorsione dell’obiettivo grandangolare e polvere lunare. Ci sono diverse fonti di luce: il Sole, la luce riflessa dalla Terra, dalla superficie della Luna, dagli astronauti e dal Modulo Lunare. La luce di queste fonti è dispersa dalla polvere lunare in molte direzioni. Le ombre che cadono nei crateri e nelle colline possono apparire più lunghe, più corte e distorte. Inoltre, le ombre mostrano le proprietà della prospettiva del punto di fuga, portandole a convergere in un punto sull’orizzonte.

La monotonia del paesaggio



Altra supposizione è che ci siano sfondi identici in foto che sono state prese a miglia di distanza. Questo ipotizza che è stato utilizzato uno sfondo dipinto. Anche qui la spiegazione è semplice: sulla Luna non c’è atmosfera o foschia che oscuri gli oggetti lontani, quindi appaiono più chiari e più vicini. Il paesaggio lunare completamente spoglio di vegetazione appare piuttosto monotono e non ci regala il concetto di profondità. Quelle che appaiono come colline vicine in alcune foto sono in realtà montagne a molte miglia di distanza e rendono le foto tutte molto simili.

Le pietre con la C

Chi crede in “Hollywood” ritiene che le foto contengano artefatti come le due C disegnate su una roccia e sul terreno. Questi possono essere oggetti di scena etichettati. La spiegazione è che questi oggetti a forma di “C” sono delle imperfezioni di stampa e non appaiono nella pellicola originale dalla fotocamera. Le domande sono migliaia, tutte atte a screditare la veridicità delle missioni.

Supposizioni fatte senza sapere

Spesso sono supposizioni architettate senza neanche tenere conto di come fosse composto l’equipaggiamento tecnico della missione. Un esempio è la domanda “Chi ha filmato Neil Armstrong mentre scendeva sulla Luna?”. Le videocamere sul modulo lunare lo hanno fatto. La telecamera Apollo TV montata nel MESA del modulo Apollo Lunar ha dato una vista dall’esterno. È stato anche girato un video da una cinepresa automatica da 16 mm montata in una finestra del modulo lunare. Il lato oscuro del complotto si spostò allora sul discorso ambientale.

Il lato oscuro dell’ambiente ostile

La tesi maggiormente menzionata fu che gli astronauti non avrebbero potuto sopravvivere al viaggio. Non avrebbero sopportato l’esposizione alle radiazioni di Van Allen e alla radiazione ambientale galattica. Peccato che la capsula Apollo ha attraversato la cintura interna in pochi minuti e la fascia esterna in circa mezz’ora.  Persino il dott. James Van Allen ha confutato le affermazioni secondo cui i livelli di radiazione erano troppo dannosi. Altri asseriscono che la superficie della Luna durante il giorno è così calda che il film della fotocamera si sarebbe sciolto. Ma sulla luna non c’è atmosfera. Nel vuoto, solo la radiazione rimane il meccanismo di trasferimento del calore. Il film non era esposto alla luce solare diretta, quindi non era surriscaldato.

Nonostante tutto aumenta chi crede nel complotto

Gli anni sono passati, le missioni lunari sono state scientificamente spiegate ma il numero di chi crede in complotti anzichè diminuire è aumentato. In un sondaggio del 1994 del Washington Post, il 9% degli intervistati ha affermato che era possibile che gli astronauti non fossero andati sulla Luna. Un altro 5% non ne era sicuro. Funzionari della rete Fox hanno detto che tale scetticismo è salito a circa il 20% dopo la messa in onda, nel 2001, di uno speciale della loro rete. Era “Conspiracy Theory: Did We Land on the Moon?”, visto da circa 15 milioni di spettatori. Un sondaggio del 2000 condotto dalla Public Opinion Foundation in Russia ha rilevato che il 28% degli intervistati non credeva che gli astronauti fossero atterrati sulla Luna. Nel 2009, un sondaggio tenuto nel Regno Unito  ha rilevato che il 25% degli intervistati non crede a questa conquista spaziale.

Il lato oscuro nelle sottoculture

Un altro sondaggio rivela che il 25% dei giovani tra i 18 ei 25 anni non è sicuro che gli sbarchi avvennero. Ci sono sottoculture in tutto il mondo che sostengono la convinzione che gli sbarchi sulla Luna siano stati falsificati. Nel 1977 la rivista “Hare Krishna Back to Godhead” definì gli sbarchi uno scherzo. Il pensiero di base è che il Sole è a 93 milioni di miglia(150 milioni di chilometri) di distanza dalla terra. Secondo la mitologia indù la Luna è 800.000 miglia più lontana di così. Secondo tale calcolo la Luna sarebbe a circa 94 milioni di miglia (151 milioni di chilometri) di distanza. Viaggiare in 91 ore richiederebbe una velocità di oltre un milione di miglia all’ora, “un’impresa palesemente impossibile anche con i calcoli degli scienziati”.

Un giro sulla luna Lo vogliamo fare?

Questa ultima perla ci fa nettamente comprendere come spesso meritiamo un asteroide tipo quello che estinse i dinosauri… sempre se questi ultimi sono realmente esistiti! Mentre pensiamo a questi bizzarri quesiti esistenziali Mic the Biker vi consiglia, anche per questa parte dedicata al lato oscuro della luna, un gioco. Anzi, la parte di un gioco. Nel 2013 esce il sesto capitolo della saga di guida più famosa degli ultimi anni ovvero Gran Turismo 6. Uno degli eventi speciali già pre-installati è l’esplorazione lunare.
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Corsa sulla luna

Vengono simulate tre missioni alla guida del rover lunare LEV-001 del 1971. La gravità è esattamente un sesto di quella terrestre e di conseguenza dobbiamo pilotare sfidando leggi fisiche uniche. Ogni piccola buca ci fa rimbalzare, ogni salto ci fa letteralmente volare! Attrito limitato e polvere fine rendono la guida una vera sfida. L’ambientazione è resa in maniera strepitosa in ogni singolo dettaglio. Il contesto delle missione è quello della missione Apollo 15. Guidare il rover in prima persona è davvero incredibile. Ci si trova a fregarsene delle missioni e delle medaglie per il puro gusto di vagare sulla superficie lunare. Vedere il Lander, passarci vicino. Emozione amici miei. E chissà che questa serie di missioni speciali possa convincere gli scettici che sulla luna ci siamo stati veramente (o forse no..). Perchè si sa: i videogiochi in fondo sono una sorta di magia.
Michele Novarina

Michele Novarina

Mic, tre lettere come negli highscore di una volta. Appassionato di videogames dagli albori degli anni 80.

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