Project Firestart, il primo survival horror

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Ciao a tutti amici di Commodoreblog, oggi con Project Firestart andiamo a conoscere l’alba dei survival horror, il gioco che per primo ne ha dettato ritmi e atmosfere. Saliamo sulla potente DeLorean e prepariamoci a partire, destinazione Borgo San Paolo, anno 1989.

Project Firestart, quello che non ti aspetti

Atterriamo in piena zona Piazza Sabotino in un torrido pomeriggio d’estate. Il sole rende l’asfalto urbano rovente, si respirano vapori degni dell’alito di Smaug. Questo calore rende pigri i pomeriggi della banda: si pedala lenti con le biciclette in direzione di qualche giardino, per ritagliarsi qualche angolo d’ombra. Spesso si stava direttamente nel garage di via Polonghera a fare manutenzione ai nostri mezzi e a pavoneggiarci, con scarsi risultati, con le passanti. Sembravamo la banda nerd protagonista di Stranger Things, e ovviamente non mancavano le ore davanti al Commodore 64.

Una recensione, e via verso la cassetta pirata

Come tutti i giorni, ci si trovava alle ore più infernali, per passare l’ennesimo pomeriggio insieme. Avevo preso poche ore prima il numero di Zzap! di luglio: l’odore di pagine stampate era inconfondibile e ci si apprestava a leggerlo, come da rito, tutti insieme. La copertina era un salto nel buio, con una faccia urlante e un’astronave che pare venire risucchiata da essa. Posta e anteprime ci fanno scaldare i neuroni e le recensioni ci fanno scoprire titoli sfiziosi. Vincio era quello armato di carta e penna, addetto a segnare i giochi da cercare nei nostri negozi di fiducia. Le pagine scorrevano finchè…

project firestart

Project Firestart, un colpo al cuore

Finchè non arrivammo alla recensione di Project Firestart. Le immagini ci parlavano di qualcosa di totalmente diverso da ciò che si vedeva in giro sugli schermi del biscottone. Leggendo la recensione le nostre mascelle restavano slogate e la scritta “Gioco caldo” ci confermava che si era davanti a qualcosa di veramente buono. Ricordo che chiudemmo la rivista, inforcammo le nostre biciclette e ci buttammo in strada, nel torrido clima urbano torinese, per recarci in centro in cerca di una copia pirata. Girammo un paio di posti, stranamente non trovammo nulla al primo colpo; ma quel pomeriggio riuscimmo nella nostra impresa: dieci mila lire, floppy acquistato. Era tardi per metterci a giocare, così impiegammo il poco tempo rimasto per farci una copia a testa: lo avremmo provato ognuno a casa propria la sera stessa.

Il primo della storia

Dopo cena mi fiondai in camera e iniziai la religiosa pratica del caricamento. Quello che mi trovai davanti agli occhi non era nemmeno lontanamente simile a ciò che mi aspettavo, era molto meglio. Project Firestart, in poche parole, fu il primo survival horror cinematografico mai uscito su un sistema di gioco. Jeff Tunnell e Damon Slye si occuparono della progettazione, mentre la Electronic Arts pensò alla pubblicazione. Il gioco è ambientato nel 21° secolo, e vede un agente del governo dover compiere una pericolosa missione.

Project Firestart, l’antefatto

A causa della scarsità di materie prime sulla Terra, viene mandata una spedizione alla ricerca di risorse sulla luna Titano. Per questo motivo ecco partire, verso Saturno, la Prometheus, una nave da ricerca contenente il più moderno laboratorio di ingegneria genetica chiamato “Firestart Labs”. Una volta arrivati in loco iniziano i problemi: nessun essere umano è in grado di lavorare in questo ambiente ostile. Il progetto prevede di creare un’essere immune agli effetti letali dell’atmosfera di Titano. Gli scienziati riescono nel loro intento, producendo diversi prototipi della creatura in questione, ma improvvisamente il contatto radio con la nave spaziale viene interrotto.

Alla ricerca del mistero

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Nel 2061 l’agente Jon Hawking viene inviato sulla nave da ricerca Prometheus, in orbita attorno a Titano. La sua missione è di entrare in contatto con i membri del Project Firestart, un’iniziativa della System Science Foundation, che hanno interrotto la comunicazione con i loro superiori sulla Terra. Ma il compito di Hawking non si ferma qui: deve recuperare tutti i dati scientifici a bordo della nave, per poi distruggerla. Il motivo è semplice: il Project Firestart, secondo la USS il, ora è compromesso e potrebbe rappresentare una minaccia per la Terra. Se Hawking fallisse la sua missione, l’USS attiverà in remoto l’autodistruzione, partendo dal presupposto che lo stesso agente sia stato ucciso.

Le scoperte e i colpi di scena

A bordo della Prometheus, Hawking scopre l’intero equipaggio brutalmente assassinato e la nave infestata da grandi creature ostili. Recuperando i registri scientifici, scopre che il Project Firestart era un programma di ingegneria genetica. Il suo scopo era quello di creare una specie resistente al freddo estremo e ai bassi livelli di ossigeno, da utilizzare nelle miniere. Per riuscirci combinarono il DNA dei buoi con una specie di funghi scoperti negli asteroidi intorno a Titano.

Ma un dettaglio rese immediatamente chiara la gravità dei fatti: il dottor Arno alterò segretamente il DNA delle creature minerarie nel tentativo di creare una razza di super soldati. Il piano fallì: le mutazioni si dimostrarono immediatamente ostili e capaci di riprodursi in modo asessuato. Fu una mattanza per l’equipaggio, incapace di contenere i mostri.

L’agente Annar Kensan, che stava lavorando in segreto con il dottor Arno, è sopravvissuto mettendosi in criosonno: egli si sveglierà all’arrivo di Hawking sulla Prometheus. Nello stesso stato troviamo Mary, una scienziata sopravvissuta al massacro perché messa in animazione sospesa dopo aver subito un infortunio.

Il problema più grosso è che si avrà che fare con una super creatura di colore bianco, estremamente aggressiva, completamente invulnerabile a tutte le armi in uso dal nostro agente. Usando gli appunti degli scienziati sui difetti genetici dei loro organismi originali, egli deve trovare un modo per uccidere la creatura usando le risorse a sua disposizione a bordo della nave. E attenzione ai tentativi di sabotaggio da parte di un misterioso individuo…

Project Firestart, il gioco

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Il gioco è un side-scrolling, pseudo-3D isometrico, di puro survival horror. Il personaggio principale si muove a sinistra o a destra attraverso gli ambienti, potendo entrare nelle porte e sparando ai nemici con la sua pistola laser. Le informazioni sullo schermo sono molto limitate, mostrando solo la salute del personaggio principale e la quantità di munizioni disponibili. Dopo una breve introduzione, il gioco inizia nella camera di equilibrio della nave. Da qui in poi l’atmosfera del gioco sarà un crescendo di tensione e di terrore: la ricerca di informazioni è all’inizio senza problemi, ma la quiete dura poco. Non dobbiamo solo difenderci dai mutanti, ma anche tenere d’occhio il limite di tempo che viene dato a causa del pericolo di autodistruzione della Prometheus.

Atmosfere da incubo

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Più si procede nell’avventura e più ci si sente circondati dal freddo e silente spazio siderale. L’audio in game è funzionale a questo, mai il silenzio fu così immersivo per l’esperienza di gioco, e gli effetti fanno salire la tensione e sobbalzare dalla sedia. I mutanti si rivelano resistenti al fuoco laser: servono quattro o cinque colpi per abbatterli. Meglio perciò cercare qualche arma più efficace, ricordandosi che ne potremo trasportare solo due.

Alcuni terminali della stazione spaziale contengono registri e diari del personale. Tramite essi potremo ricostruire la storia del progetto genetico, una caratteristica mai vista nel 1989, molto comune nei videogiochi moderni. Il tocco di classe definitivo sono le cut scenes inserite nel gioco: grazie ad una nostra azione, o in punti fissi della storia, il gioco si interrompe per un filmato che lascia scoprire la trama.

Nessun dettaglio è lasciato al caso

La storia è curata nei dettagli e si evolve, coi suoi colpi di scena, procedendo nel gioco. L’azione aggiunge ulteriore suspense, quando ad esempio Mary si risveglia dal crio sonno e dovremo aiutarla ad uscirne viva. Oppure quando il reattore principale viene spento nel momento clou del gioco, lasciandoci vagare in uno schermo nero come la pece. Tutto ciò mentre un mostro di seconda generazione si schiude e il losco Annar ci mette i bastoni tra le ruote e alla fine, non contento, ci vuole anche uccidere.

Una trama così cinematrografica era qualcosa di impensabile nel 1989. E che dire dell’interazione? Possiamo esaminare tutti i cadaveri, trovando quasi sempre oggetti importanti. Troveremo una descrizione di ciò che troveremo nella riga di testo. Idem dicasi per gli armadietti e scrivanie. Molto importanti anche dare un’occhiata ai terminali di accesso per il computer di bordo. Qui troveremo informazioni importanti che non sono presenti da nessun’altra parte.

I finali di Project Firestart

Altra caratteristica folle per i tempi era l’avere dei finali multipli, cosa che faceva impennare la longevità del titolo a livelli assoluti. Andiamo a vedere in quanti modi è possibile finire questo capolavoro.

Partiamo col finale “perfect”: se salviamo Mary e scappiamo dalla nave con i diari scientifici, il folle Annar ci attaccherà, a sorpresa, a bordo della navetta di fuga.  Sparandogli al momento giusto, possiamo ucciderlo prima che lo faccia lui. Dopo di che, a bordo della nave di soccorso, Hawking si riunisce con Mary.

Potremo non riuscire a salvare Mary, ma il main target è fuggire registri scientifici. In questo caso Annar ci attaccherà, noi potremo ucciderlo e fuggire in seguito con la nave di soccorso.

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In entrambi i finali sopra citati può capitare di non riuscire a sparare al momento giusto. Questo porterà Annar ad uccidere Hawking, fuggendo con gli appunti di ricerca del dottor Arno per continuare il progetto.

Potremo anche decidere di andare via senza i registri scientifici. Questo gesto decreterà il fallimento della missione, con l’aggiunta dell’onta del fallimento a macchiare per sempre la nostra reputazione.

Se non si invia la chiamata di soccorso o si informa il quartier generale della distruzione del progetto, saremo condannati ad una morte orrenda. Il nostro velivolo andrà alla deriva nello spazio e la morte sopraggiungerà quando termineremo la scorta di ossigeno.

Infine c’è il finale più comune, ovvero morire a bordo della Prometheus. Questo fa sì che le creature invadano la nave, moltiplicandosi. In questo caso, come accordato dal progetto, la USS attiverà il processo di distruzione da remoto, risolvendo il problema per sempre.

Come restare vivi

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Inutile dire che rimanere vivi è basilare per portare a termine la missione nel migliore dei modi. Per far si che questo accada si devono tenere a mente alcuni aspetti del gioco. In primis la gestione delle armi: esse possono colpire solo un bersaglio, dettaglio non da poco visto che non è difficile trovarsi due mutanti o più su schermo. Oltretutto non si può correre e usare il laser allo stesso tempo, ne cambiare arma finché contiene ancora energia.

Per fortuna nella nave troveremo dei kit di pronto soccorso, e non dovessero bastare potremo correre nel Med-Lab. Li troveremo un macchinario che ci curerà di tutti i punti salute persi. Soprattutto funziona più di una volta a differenza dei kit di pronto soccorso!

Ricezione della critica

La critica accolse il gioco generalmente in maniera positiva. La famosa rivista di videogiochi Zzap! lo premiò con il titolo di Gioco Caldo, mentre PowerPlay lo valutò 78/100, un voto a mio avviso decisamente basso. Essi criticarono il sistema di scambio di dischi, che richiede di cambiarli molti volte a metà partita. Segnalo perciò la versione “cracked by Nostalgia”, che offre diversi trainer e la possibilità di giocare senza cambio disco.

Non ha comunque mai avuto un grande successo commerciale questo gioco, che avrebbe sicuramente meritato. Tuttavia, nel tempo, si è creato un vero e proprio fenomeno di culto nei suoi riguardi. Lemon64 lo classifica come il 21° miglior gioco per Commodore 64 dai voti degli utenti a partire dal 2016.

Riflessioni del Biker

Avere, nel 1989, un gioco dall’atmosfera tagliente come quella di Aliens sui nostri computer era un sogno, non solo per gli amanti del genere. Sono molti i punti di contatto tra il film e il gioco in questione, a partire dalla resa degli ambienti della nave madre: strutture pulite, regolari, quasi asettiche. Poi abbiamo la questione dell’ipersonno, presente anche qui, e del personaggio distorto, nel primo Alien interpretato dall’androide Ash e qui dal subdolo Annar. Andando avanti coi tempi mi piace pensare che anche Hollywood prese ispirazione da questo capolavoro per il prequel di Alien datato 2012, dove la nave spaziale si chiama Prometheus e da il nome al film stesso.

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Un gioco che era per noi un film sul Mivar da 14, con tanto di cut scenes, colpi di scena, enigmi e un’atmosfera spaventosa e claustrofibica. Un titolo citato da giornalisti e programmers come il primo gioco horror di sopravvivenza, poi battezzato con il termine “Survival Horror”. Project Firestart ha coniato molti stereotipi del genere, come la fuga da nemici spaventosi e la risoluzione di enigmi su come combatterli, la risoluzione di un mistero centrale con il contorno di alcune storie secondarie, e gli immancabili finali multipli.

Un gioco che è stato rilasciato solo per il C64, è bene ricordarlo. Nonostante il suo grande successo, soprattutto postumo, e il grande plauso della critica, il gioco non mai fu convertito su altri sistemi. E’ un vanto per noi amanti del biscottone, avere un gioco che è un’esclusiva, e lo è dal 1989.

Mic the Biker vi saluta e vi da appuntamento al prossimo articolo. Ora qualche lettura imperdibile direttamente dal nostro blog.

2021: l’anno del contatto.

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Michele Novarina

Mic, tre lettere come negli highscore di una volta. Appassionato di videogames dagli albori degli anni 80.

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