Jumanji, quando il gioco è protagonista

Ciao amici di commodoreblog.com, oggi giochiamo ad un gioco molto particolare, giochiamo con Jumanji. Credo che molti di voi abbiano almeno sentito parlare dei film in questione, almeno uno dei tre. Tre film dove il miglior attore non protagonista è un gioco.

Jumanji, I ruoli si invertono

Ebbene si, cari lettori, a volte i ruoli si invertono. Il mondo dei videogame ha da sempre attinto a piene mani dalle pellicole cinematografiche. Del resto, specialmente nell’epoca aurea di quello che noi ora chiamiamo retrogaming, era un’occasione da non lasciarsi scappare. Sfruttare una licenza di un film sulla cresta dell’onda e crearne un videogioco era una pratica comune e spesso remunerativa.

All’inizio furono i film ad ispirare

La lista dei titoli è chilometrica, da Tron nel lontano 1982 passando per i vari Kolossal tipo Commando o Platoon. Li potevamo trovare non solo sui nostri amati computer o console caserecci. Il cabinato con mitraglietta di Terminator 2 non mancava in nessuna sala giochi. Quasi sempre il gioco ispirato al cinema non riprendeva nulla della trama dello stesso e molte volte ci si trovava innanzi ad una mezza ciofeca. Ma il richiamo forte del blockbuster di turno e il packaging spesso fatto ad arte permettevano a questi giochi di vendere comunque bene.

I videogames sbarcano ad Hollywood

Dicevamo pocanzi: a volte i ruoli si invertivano. Nella storia di Hollywood ci sono stati dei lungometraggi che hanno avuto come protagonista un videogame. Solitamente le storie traggono libera ispirazione da un videogame. Titoli come Street Fighter e Mortal Kombat erano diventati troppo famosi per non provare a farci un film. Il risultato finale spesso è stato imbarazzante, al limite del comico nel caso di Double Dragon. In altre occasioni sono stati realizzati film, spesso di animazione, dove vengono presi in prestito alcuni personaggi dei videogames.

Leggende sul grande schermo

Nel buon Ralph Spaccatutto appaiono personaggi della serie Mario, Sonic, Street Fighter, Q*bert, Pac Man, Tapper, Dig Dug, Frogger, Pong, Qix e Altered Beast. Molto bella anche l’idea avuta in Pixels dove si attinge a piene mani dagli anni ottanta. Troviamo, inserite nel contesto cronologico, le leggende dei videogames che hanno fatto la storia. Essi sono reali abitanti di una galassia lontana, decisi ad attaccare la terra per un’errata interpretazione di un filmato. In Pixel Troviamo Galaga, Qbert, Centipede, Pac Man, Space Invaders, Donkey Kong, Defender e molti altre leggende. Molte compagnie di videogame hanno collaborato alla realizzazione del film. Tra queste ci sono Atari, Konami, Bandai, Namco, Nintendo, Taito e Data East.

War games fu l’idea

Forse il film più conosciuto dove un videogioco fa la parte del leone è war games del 1983. Un cult movie che tratta temi scottanti e importanti come che hanno come denominatore comune la guerra fredda e il concetto di distruzione mutua assicurata.

Il primo jumanji

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Jumanji sposta il concetto ancora più avanti. Tutto ha inizio nel 1995 con l’uscita del primo film. Il dodicenne Alan Parrish ritrova una vecchia scatola sepolta cento anni prima. La apre e scopre un misterioso gioco da tavolo chiamato Jumanji. Portatolo a casa Alan lo mostra alla sua amica Sarah. Le istruzioni sono semplici: le pedine si muovono tirando i dadi, i numeri doppi tirano ancora e il primo che arriva alla fine vince.

Un gioco da tavolo magico

Il colpo di genio è che tirando i dadi il gioco diventa il vero protagonista del film e i personaggi diventano quasi un contorno. Succede l’impensabile: le pedine si muovono da sole facendo manifestare nella realtà gli animali delle foreste amazzoniche e africane. La partita resta poi in sospeso per molti anni finché due ragazzini non ritrovano il gioco e la riprendono.

Il gioco diventa importante in jumanji

Scoprono così che tutto quanto uscito dal gioco scomparirà solo se un giocatore raggiungerà il traguardo, pronunciando la parola Jumanji. Il film fu un successo. Nel 1995 le console a cartuccia erano la realtà perciò incentrarlo su un gioco da tavolo fu un idea splendida. Ma il concetto di gioco come vero protagonista esplode nel 2017 con l’uscita del secondo capitolo e viene continuato nel terzo capitolo del 2019.

Jumanji e la console

Ora le console a cartuccia fanno parte dell’aureo filone del vintage e proprio una console rende possibile la magia. Una vecchia e impolverata macchina da gioco viene trovata in soffitta e attaccata a un Tv crt.
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Una volta inserita la cartuccia del gioco chiamato Jumanji i quattro ragazzetti si trovano innanzi ad una scelta da noi fatta migliaia di volte: quella del personaggio! Il colpo di scena arriva dopo. Una volta fatta la scelta si ritrovano risucchiati in un vortice che li catapulta dentro il gioco. Ed il gioco diviene il protagonista.

Jumanji, il gioco diventa il protagonista

Sono sincero, non ci ero arrivato subito. Ho visto decine di volte il capitolo Benvenuti nella giungla ma è solo guardando l’ultimo The Next Level che ho avuto questa intuizione. Probabilmente la maggior parte delle persone che vedono questi lungometraggi li percepiscono come normali film d’azione. Ma noi siamo gamers signori miei, della razza più pura: quella dei retrogamers.

Immaginate di poter entrare nel vostro gioco preferito

Pensateci: noi che dopo aver selezionato il personaggio del gioco di colpo ci troviamo buttati nel gioco. Immaginate: giochiamo a Metal Slug e ci troviamo catapultati in mezzo a una foresta a sparare come pazzi. Ebbene, questo è quello che fa Jumanji. Prende quattro sbarbati e li assorbe dentro un gioco! In quel preciso momento il gioco diventa l’eroe.
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Jumanji, gli avatar

Vediamo così sullo schermo che i quattro studenti hanno cambiato il loro corpo con quello dell’avatar prescelto. Spencer è diventato il muscoloso archeologo Smolder Bravestone, Martha la spietata e bellissima killer Ruby Roundhouse, Bethany il cartografo di mezza età Sheldon “Shelly” Oberon, e Anthony il basso zoologo Franklin Finbar. Guardateli. Sono lo stereotipo perfetto dei più comuni personaggi dei giochi.

Stereotipi da videogame

Il muscoloso e forzuto Smolder è il classico picchiatore tutta forza e resistenza. Ruby, sia nel look che nelle sue mosse, è una Lara Croft. Il professor Sheldon mi ha ricordato da subito Rick Dangerous mentre  Franklin Finbar mi ha fatto venire in mente l’Indiana Jones della LucasArt. Assolutamente ilare vedere come i quattro ragazzi si debbano adattare alle caratteristiche dei rispettivi avatar. Un mix incalzante di comicità e azione mentre il protagonista, il gioco, procede nel suo diabolico incedere.

Jumanji, perle di retrogaming. Le vite

Ci sono delle chicche per noi gamers, cose da sciogliersi sul divano. Ognuno dei quattro ragazzi possiede un tatuaggio sul braccio: tre linee nere. Inizialmente non si capisce la loro utilità ma ci pensa Bethany, o meglio Sheldon, a “spiegarcelo”. Curiosa di vedere il suo aspetto, si sporge sul fiume e viene mangiata da un ippopotamo venendo “uccisa”. Un fantastico effetto sonoro dannatamente 16 bit ci annuncia che immediatamente il panciuto cartografo sta tornando in game piovendo dal cielo. Assolutamente geniale: le tacche sul braccio sono scese da tre a due!

Jumanji, le caratteristiche e mosse speciali

I players si devono piegare alla legge del videogioco e come tale le sorprese non sono finite. Nel film lo spesso Bravestone toccandosi il pettorale sinistro ha accesso alla pagina delle sue caratteristiche. La stessa cosa fanno gli altri, scoprendo i loro “punti di forza” e di “debolezza”. Ovazione! Non è solo giocare al videogioco ma esserci dentro. E’ fantastico vedere come i personaggi assumono un ruolo si fondamentale ma è il gioco a dettare le regole.
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Collaborazione in game

Questi punti di forza sono legati all’avatar e in certi casi li si deve capire. Come nel caso di Ruby e la sua letale Dance Fight. Tutto è collegato, tutto è tratto a piene mani dai più classici schemi dei nostri amati giochi. Per usare la sua micidiale mossa ha bisogno di musica. E qui entra in gioco lo spettacolare  Franklin Finbar. Prima ho menzionato Indy e cè un motivo. Frank si porta appresso una sacca a zaino dove all’interno c’è praticamente di tutto.

Equipaggiamento, lo zaino senza fondo

Ci si chiede come diavolo facciano a starci bazooka, pale e ogni amenità in quello zaino. Esattamente come nell’avventura LucasArt in cui per trasportare tutto ci vorrebbe un furgone. E da questa sacca esce fuori un vecchio radiolone Sony. Ah si scusate, non è vecchia. E’ un vintage BoomBox, rigorosamente a cassetta. Press Play e parte la canzone “Baby, I Love Your Way”. E sono dolori per tutti visto le botte che tira la bella Ruby.

Jumanji, il fondamentale mediocre

Il personaggio più tranquillo del combo, il professor Sheldon, inizialmente si autoconsidera inutile. Non forte, non veloce. Mediocre. Ma i videogiochi spesso non richiedono solo forza e abilità fisiche. E’ morte certa se non si sa leggere una mappa o capire cosa dicono gli animali. E vedere che in mano sua una banale mappa assume una prospettiva pseudo 3D è veramente una potenza.

Next Level, lezione di come si usa un PG

The Next Level porta il concetto ad un livello superiore visto che i personaggi si mescolano e le caratteristiche cambiano. Si vede come una potenziale Killer Machine come Bravestone in mani di un player avventato possa portare a morire rapidamente tutta la compagnia. Esagerare nel voler picchiare ogni cosa si muova può non portare a nulla di buono. Così come un  Franklin Finbar lento nello descrivere i pericoli della natura sia quasi inutile. Ogni personaggio va utilizzato al meglio delle sue caratteristiche e alcune situazioni prevedono che uno possa andare meglio di un altro.

Jumanji e i PNG

Come nei migliori videogames troviamo in giro per i livelli molti PNG e anche essi sono resi splendidamente. Sono semi stupidi proprio come nei videogiochi. Hanno una limitata gamma di risposte e se il giocatori si attardano iniziano a ripetere il loro discorso preconfezionato da capo. Se poi i nostri eroi perdono ulteriormente tempo state certi che arriverà qualcosa di esagerato a far loro alzare il ritmo, come ad esempio l’orda di struzzi assassini.

Il personaggio nascosto

Nell’episodio Benvenuti nella giungla i giocatori incontrano il quinto avatar non selezionabile all’inizio. Si tratta di Jefferson McDounough, un impavido pilota di aerei. Egli è in realtà Alex, il ragazzino scomparso 20 anni prima e mai più ritrovato. Era “solo” rimasto imprigionato nel gioco!

Jumanji, endgame

Il videogame termina quando i quattro giocatori raggiungono lo scopo finale della loro avventura e pronunciano la parola  Jumanji. A questo punto compare Nigel, il più caratteristico PNG. Complimentandosi coi giocatori, consente loro di tornare nel mondo reale. Un bel finale per un gioco strabiliante.

Jumanji è la sublimazione del concetto di videogioco

Personalmente adoro Jumanji. Specialmente il secondo e il terzo capitolo. Ci troviamo innanzi alla sublimazione del concetto di videogame. Non un semplice film in cui nella trama è inserito un gioco ma è il gioco stesso la trama. E’ il protagonista indiscusso, un protagonista che rende finalmente il giusto onore ad un qualcosa che spesso viene sottovalutato o considerato “roba da Nerds”: il videogioco. Jumanji è la rivincita di tutti noi che almeno una volta nella vita abbiamo sognato ad occhi aperti dicendo “Come vorrei essere li”.
Mic the biker vi saluta, spero vi sia piaciuta questo mio scritto. Alla prossima amici! Vi lascio qualche consiglio da leggere.
Michele Novarina

Michele Novarina

Mic, tre lettere come negli highscore di una volta. Appassionato di videogames dagli albori degli anni 80.

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