Kick Off 2, quando il pallone è protagonista

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Ciao a tutti amici di Commodoreblog , oggi rendiamo il doveroso omaggio a Kick Off 2, il gioco di calcio che prese l’eredità del suo predecessore e portò il gioco del calcio su computer a un livello superiore. Fate un bel respiro, allacciate gli scarpini e tenete d’occhio quel pallone, perché stavolta è lui il protagonista assoluto.

Kick Off 2, la progenie della rivoluzione

Non muoviamo la macchina del tempo, siamo ancora nel glorioso 1990, abbiamo appena finito di tessere le lodi a World Cup 90. In quell’articolo abbiamo accennato ad un nome che fu l’asteroide che decretò l’estinzione di un certo tipo di videogioco del calcio: quel nome è Kick Off. Un cataclisma di proporzioni bibliche che diede vita ad un nuovo modo di intendere il calcio gestito da joystick e pulsante.

Il primo Kick off

Il primo Kick off

Il calcio, come era in precedenza

Chi come me ha fatto tutta la trafila iniziando dal seminale International Soccer per biscottone ha visto come i giochi di calcio andassero alla grande, sia in casa che in sala giochi. Il buon Andrew B. Spencer scrisse uno dei monumenti del pallone sotto forma di bit, il classico gioco vista laterale dove le uniche opzioni presenti erano il colore delle maglie e se giocare in uno o in due. Ricordo che iniziai a giocarci a casa di mio zio, che aveva già un commodore 64 in casa molti anni prima del sottoscritto. Passarono gli anni e mentre i componenti della Banda di Borgo San Paolo iniziavano a unirsi in compagnia iniziarono ad apparire i primi computer. Ovviamente tra i primi giochi presenti c’era quel calcio primordiale, dove potevi andare da una parte all’altra del campo con la palla incollata alla testa.

Il gioco del calcio è aggregazione

Il gioco del pallone per quasi tutti è stato, almeno per un periodo di vita, sinonimo di aggregazione e le sue trasposizioni videoludiche non erano da meno. Ci si trovava e ci si sfidava. Era tutto come un grande rituale: ci si incontrava e ognuno di noi tirava fuori dallo zainetto il proprio Joystick personale. Poco importava se l’ospitante ne avesse a cariolate sparsi per la camera, ognuno aveva il suo. E partivano sfide epiche, partite che ancora oggi, a distanza di oltre 30 anni, sono ancora oggetto di rimembranze. Sono diventate delle storie, quelle che si raccontavano tutti in cerchio davanti al fuoco: è così che il racconto orale diviene mito, si trasforma in leggenda.

Kick Off, la fine e l’inizio di tutto

Per comprendere Kick Off era doveroso questo breve excursus, perché il gioco di calcio in questione fu la fine e l’inizio di tutto e per comprendere cosa fosse il secondo capitolo bisogna per forza inquadrare il primo. Kick Off è il primo videogioco della serie realizzato da Dino Dini nel 1989 e pubblicato da Anco per Amiga e Atari ST, e ovviamente anche sulle piattaforme otto bit come il biscottone, lo Zx Spectrum e console. Ma chi era questo sconosciuto autore che di colpo arrivò a scombussolare il mondo dei videogames di quel periodo?

Vi presento Dino Dini

Dini è un programmer anglosassone di chiare origini italiane che a 13 anni realizzò il suo primo videogioco per il microcomputer Acorn System 1. Si trattava di un microcomputer a otto bit di fine anni 70 progettato da una donna, caso credo più unico che raro soprattutto in quegli anni. Il buon Dino continuò il suo percorso realizzando dei giochi che furono pubblicati dall’editore inglese Bee Bug. Questo aiutò a metterlo in mostra tanto che nel 1989 la casa editrice di videogiochi Anco lo contattò. L’idea era chiara, ovvero creare un nuovo videogioco calcistico. Fu così che Dini realizzò ciò che da tempo aveva in mente, ovvero un gioco di football dall’aspetto molto arcade ma al tempo stesso realistico. Ma come si poteva fare qualcosa di simile?

Un capolavoro senza un grande nome

Innanzitutto partendo dalla visuale a volo d’uccello, l’unica che potesse assicurare delle proporzioni coerenti tra campo e giocatori, e due pensando al vero protagonista del gioco del calcio: nessun calciatore di turno ne il campione leggendario del passato ma il pallone. Fu così che nacque la leggenda. Non il “grande nome” international soccer o il “campionissimo” football. Semplicemente Kick Off, calcio d’inizio: mai nome fu più adatto.

Benvenuti su un altro universo

Qui si parte per un altro universo amici lettori, qui si interpreta il gioco del calcio nel modo più fedele possibile nel modo più impensabile. Pensate un attimo alle vostre esperienze calcistiche: correte sulla fascia e la prima cosa che fate è buttare quel dannato pallone mezzo metro avanti al piede. Ecco servita la rivoluzione: la palla non se ne starà attaccata comodamente ai piedi dei nostri omini.  Dovremo inseguirla, mantenere il controllo e lottare con gli avversari per giungere fino all’area di rigore. Dicevo all’inizio che qui il pallone è il vero protagonista: lo vedi allontanarsi dallo scarpino e pare essere sempre troppo lontano. Esso assume traiettorie totalmente contrarie al posizionamento del giocatore.

Kick Off e il ragionamento inverso

Si deve ragionare al rovescio rispetto a qualsiasi gioco di calcio uscito fino a quel giorno. Prima si usava la leva per muovere il giocatore e poi, pigiando il bottone, si effettuava un passaggio o un tiro. Ecco, dimenticate tutto: per effettuare un passaggio si deve tenere schiacciato quando la palla è lontana dal piede. Così facendo, una volta raggiunta la palla, il player si ferma, può ruotare su se stesso e, al momento del rilascio, scaricare il passaggio. Il buon Dino Dini aveva lanciato il guanto, una sfida che solo egli stesso fu in grado di raccogliere. Poco dopo l’uscita del primo Kick Off vide la luce l’immenso Player Manager, gioco che tratterò sicuramente a breve perchè merita un doveroso capitolo a se.

Torniamo per un attimo a scuola

Ma ora, prima di proseguire oltre, facciamo un piccolo ritorno sui banchi di scuola. Io interpreto la parte del maestro e voi quella degli studenti. Ma voi, cari lettori, siete i migliori alunni che possano esserci perciò so già che la mia domanda risulterà banale. Apriamo il libro di matematica a pagina 10, c’è un piccolo problema da risolvere: Dino ha Kick Off e Dini ha Player Manager. Cosa succede se i due ragazzi mettono insieme le due cose? Come? Tutti con la mano alzata? Lo sapevo che siete i migliori, non avete bisogno di nessun maestro. La risposta è una sola: Kick Off 2.

Kick Off 2, invidiato da tutti

Kick Off 2 mantiene la formula del precedente capitolo calcistico e la eleva ancora di più verso il calcio simulato, pur mantenendo una velocità di esecuzione che nemmeno il più acclamato Arcade da sala poteva garantire. Nell’arco di un anno Dino Dini aveva creato qualcosa che perfino le sale giochi e i potentissimi arcade ci invidiavano: aveva creato IL gioco di calcio. Kick Off 2 vide la luce nel 1990 sempre per mano della Anco per i computer Amiga, Amstrad CPC, Atari ST, Commodore 64, MS-DOS, ZX Spectrum e altre piattaforme. Il gioco mantiene la struttura di base del precedente titolo introducendo molte migliorie di dettaglio. La visuale rimane sempre dall’alto, la grafica è leggermente più definita e la gestione della palla raggiunge livelli assoluti.

Il pallone e la sua scienza

Qui il metodo di palleggio è scientifico, ancora più che nel primo episodio. Come in esso consiste nell’agganciare la sfera operando la pressione del pulsante e quindi determinando la rotazione del joystick per scaricare il passaggio, che verrà effettuato solo al rilascio dello stesso. Ma qui la precisione diventa un’arma, la velocità mentale necessaria è elevata all’ennesima potenza: il gameplay ora è ancora più rapido e serrato. Non c’è respiro, si vola da una parta all’altra del campo mentre i nostri giocatori mettono in pratica le tattiche di squadra. Eh si, ecco qui il problemino matematico di prima. Kick Off 2 raggiunge il livello di leggenda proprio grazie al comparto tattico che apriva un numero quasi infinito di scenari.

Kick Off 2 e le tattiche personalizzate

Era il cuore di Player Manager che batteva forte, lo si percepiva, lo si poteva toccare con mano durante la partita. Il salto di qualità tra il primo e il secondo capitolo era strabiliante. Si diviene strateghi, si può adattare il movimento di ogni calciatore in base alla strategia applicata alla formazione in campo. Si apre il mondo delle strategie e delle tattiche: oltre a quelle di base, possono essere costruite ad-hoc importandole da Player Manager. Un manicomio amici miei, ve lo posso assicurare. Una volta padroneggiato il sistema di controllo si iniziano a vedere gli schemi base e già c’è tanta roba da far andare i moderni giochi di calcio direttamente a settembre. E visto che ora senza mille mila combinazioni di pulsanti non si fa manco una finta li bocciamo direttamente che è meglio.

Kick Off 2, pensare in anticipo

In Kick Off 2 devi ragionare con almeno un passaggio di anticipo, altrimenti non tieni nemmeno il pallone. La visuale alta permette un ottimo colpo d’occhio e il radar qui serve davvero, non è un dettaglio grafico messo li perché si deve avere. Il colpo d’occhio ci confermava che, sulla base del nostro schema, il tal giocatore in breve tempo sarebbe corso esattamente dove tra due passaggi avremo scaricato il pallone. Noi della Banda di Borgo San Paolo eravamo totalmente impazziti per questo gioco. Nello zainetto insieme al Joystick avresti trovato sicuramente l’immancabile floppy con la tattica personalizzata. Ognuno il suo controller, ognuno le sue idee di gioco.

Era il protagonista indiscusso

Ogni serata in cui ci si trovava finiva sempre a Kick Off 2 e a sputi in faccia. Il rituale era sempre il medesimo: prima un occhio alle novità, poi un po di sessioni sui tracker musicali e alla fine, nel silenzio, bastava uno sguardo per capirsi. L’occhio della tigre, le espressioni truci: la faccenda si faceva piuttosto seria, la sfida aveva inizio. Qualche istante prima del calcio d’inizio solo una frase: “Ti macino”. Ed era l’inizio della fine.

Le caratteristiche di Kick Off 2

Kick Off 2 portava in grembo altre migliorie rispetto al predecessore: qui troveremo molteplici campi da calcio, dotati di una grafica differente e proprie caratteristiche di rimbalzo e inerzia del pallone. Le maglie dei team sono personalizzabili, si può disputare la lega, la coppa o il campionato classico. Il numero dei possibili partecipanti in simultaneo sale a quattro, sempre grazie all’ausilio di moltiplicatori di porte che per noi miserabili erano un miraggio.

Col senno di poi credo sia stato un bene perché avessimo potuto giocare in quattro, due per team, a Kick Off 2 credo che non sarei qui a scrivervi visto che avrebbero trovato quattro cadaveri il giorno seguente. Le risse verbali tra i giocatori erano sempre placate da chi stava attendendo il proprio turno: se tutti avessero giocato avrebbero trovato sangue perfino sul soffitto.

 

L’aftertouch, per traiettorie ad effetto

In Kick Off 2 troviamo una nuova diavoleria che rese le partite ancora più incredibili: era l’aftertouch. Questa opzione è letale, permette di dare un effetto al pallone una volta effettuato il tiro. In pratica si aveva la possibilità di calciare ad effetto agendo sui controlli subito dopo aver tirato. Questa spettacolare opzione trasforma un banale tiro da dentro l’area in un possibile goal. E che dire di come possono essere pennellati i calci di punizione diretti con barriera? Non era semplice, ma fare un tiro a giro che passasse sopra la barriera voleva dire quasi sempre segnare un eurogoal.

Kick Off 2 e gli arbitri

Nel gioco troviamo anche intensità del vento e replay salvabili per elevare a livelli sommi il nostro ego. E per la prima volta l’arbitro ha una sua connotazione precisa, non è più un mero contorno. Le giacchette nere hanno tutti delle caratteristiche specifiche: avremo arbitri di manica larga, con i quali si può fare praticamente di tutto. Ci sono poi  arbitri bilanciati e arbitri severissimi che fischieranno fallo ad ogni tackle e i cartellini rossi saranno la regola.

Kick Off 2, il pallone entra nella leggenda

Kick Off è entrato nella leggenda e ancora oggi è di uso comune battere un “calcio d’angalo” o prendere un meritatissimo “cartellino gaillo”, perché in questi casi anche le traduzioni sbagliate assumono dei connotati epici. In quel 1990 mi iscrissi ai campionati di Kick Off ma feci poca strada, i partecipanti erano di un livello mostruoso e Luca Caldiero vinse quella epica edizione. Ma noi della Banda eravamo comunque bravi a giocarci, anche perché ci passavamo ore attaccati.

Sono parte della leggenda i famigerati tiri a palombella scoccati quel quid dopo il cerchio di centrocampo, non un pixel prima ne uno dopo. Tiro secco e leva indietro, non c’era scampo, Il pallone si sarebbe insaccato sotto la traversa. E che dire del sempre letale “stop and goal”? Entrare in area, bottone pigiato, palla stoppata, ripartenza e tiro: palla in rete e portiere a vuoto. A parole sembra tutto banale ma solo chi ci ha passato un bel pezzo della sua vita a giocarci sa che non è così.

Considerazioni del Biker

Eravamo noi a farlo sembrare banale perché a vederci giocare sembrava un videogame di calcio come tutti gli altri. Ma no, non lo era. Il pallone qui era assoluto protagonista, si è preso tutto il merito che la sua importanza impone. Ho ricominciato a giocarci amici lettori e sono sincero non riesco più a fare un’azione degna di questo nome, la palla scappa e tre tocchi di fila non sono più nelle mie corde. Ma tornerò, ve lo assicuro. E’ la magia della DeLorean, della macchina del tempo: ricaricare e ricominciare come non si avesse mai giocato, per tornare bravi. E poi io mi rifiuto di giocare più veloce di quanto possa vedere, e a parte questo è solo una questione di riflessi.

Dovranno passare anni prima che questa serie trovasse un degno avversario, quel SWOS che per molti è ancora migliore, ma non per il sottoscritto. Kick Off 2 è un’esperienza da provare, uno di quei giochi colossali che fa impallidire anche i prodotti moderni, dotati di grafica straordinaria e di animazioni super realistiche, ma privi di anima. Soprattutto privi di quel protagonista così unico che ha caratterizzato questa serie e che, ancora oggi, la rende unica nel suo genere: il pallone. Mic the Biker vi saluta e vi da appuntamento al prossimo viaggio. Ora qualche consiglio per voi dal nostro Blog.

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Michele Novarina

Michele Novarina

Mic, tre lettere come negli highscore di una volta. Appassionato di videogames dagli albori degli anni 80.

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