World Cup 90, notti magiche

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Ciao amici di commodoreblog.com, abbiamo ancora la Delorean parcheggiata nel 1990, perciò quale occasione migliore per parlare di World Cup 90 per Amiga? Abbiamo fatto un excursus ai mitici mondiali di calcio nell’articolo di Turrican, perciò continuiamo da dove ci eravamo lasciati.

World Cup 90, i mondiali di calcio

I mondiali di Italia 90 furono un evento socio mediatico enorme, probabilmente l’evento sportivo più seguito di quel decennio. Come potrebbe essere altrimenti in un paese dove quasi tutti, come secondo lavoro, fanno l’allenatore? Da quando abbiamo iniziato a tirare calci ai giardini o all’oratorio di Via Luserna anche noi della Banda di Borgo San Paolo abbiamo sognato in grande. Chi granata, chi “rigadin”, come si dice da queste parti, ognuno di noi si trasformava nel proprio calciatore del cuore durante le partite. Eventi biblici che potevano durare ore ed arrivavano ad essere anche 20 contro 20, perché chiunque arrivasse era aggiunto “uno per parte” senza limiti di numero. Questa passione verace, ruspante, veniva ovviamente rigettata anche nel mondo videoludico.

Ogni piattaforma aveva il suo capolavoro

In quegli anni ogni piattaforma aveva il suo capolavoro indiscusso, il gioco che dominava nella maniera più assoluta. Per il biscottone la parte del leone la faceva Emlyn Hughes International soccer, di cui abbiamo parlato in QUESTO ARTICOLO. E’ vero, avete ragione: c’era anche Micro Soccer che era dannatamente divertente e assolutamente arcade come approccio. Per quel che concerne il mondo dei 16 bit nel 1990 c’era solo un titolo che dominava a mani basse ed era un tal Kick Off. Dino Dini e la Anco nel Luglio del 1989 tirarono fuori questa rivoluzione totale e il mondo del calcio non fu più lo stesso, almeno fino al 1992 anno in cui vide la luce Sensible Soccer.

La rivoluzione a volo d’uccello

Kick Off era rivoluzionario: la palla non stava attaccata al piede, per giocare si doveva ragionare al contrario: ad ogni tocco la palla andava in avanti, per stopparla bisognava tenere pigiato il bottone, eventualmente girarsi verso un compagno di squadra e rilasciarlo per passare. Ero davvero forte a Kick Off ma ho notato come con gli anni e a forza di giocare a giochi di calcio moderni non riesca più a fare mezza azione degna di questo nome. Ma passiamo oltre, su Kick Off torneremo in un altro momento. Per i mondiali di Italia 90 la Anco creò la sua versione ad hoc chiamata Franco Baresi World Cup Kick Off, ovviamente con la dinamica di gioco che resta roba per professionisti.
Eravamo tutti letteralmente assuefatti da Kick Off, le sfide e i tornei tra noi della Banda di Borgo San Paolo erano eventi drammatici, dove l’impegno richiesto metteva a durissima prova i nervi. Questi spesso saltavano quando entrava la palombella da centrocampo o si subiva l’ennesimo “stop and goal”. Volavano insulti, venivano riesumati i morti e le bestemmie avrebbero fatto rabbrividire anche Regan McNeil posseduta dal demone Pazuzu.

World Cup 90, qualcosa di più easy

Per le nostre sfide pomeridiane sentivamo il bisogno di qualcosa di più easy. Siamo arrivati all’Amiga passando dal Commodore 64 perciò sentivamo il bisogno fisico di giocare ad un soccer con visuale laterale. Non siamo andati a cercare glorie del passato, avevamo deciso di dare fiducia a qualche gioco a tema mondiali di calcio. Dovevamo farlo, era doveroso: volevamo un gioco dove fare il nostro mondiale, dove far vivere le nostre mirabolanti azioni ed eventuali goal in 14 pollici. Si giocava in Italia e ci avesse maledetto il più perfido dei demoni se non avessimo optato per un prodotto nostrano, visto che ne avevamo la possibilità.

World Cup 90, un gioco tutto italiano

La scelta cadde su World Cup 90 Arcade Soccer, un videogioco di calcio pubblicato nel 1990 per Amiga, Atari ST, Commodore 64 e MS-DOS. Era roba nostra, prodotto dalla Genias, software house di Castenaso nata da una costola di Simulmondo. Il modus operandi di questa casa era l’affidarsi a sviluppatori esterni totalmente indipendenti. Questi, previa valutazione dei demo spediti, venivano nel caso contattati e ingaggiati per lo sviluppo successivo.

I Dardari Bros

La programmazione e la grafica delle versioni Amiga e Atari ST vennero realizzate dai Dardari Bros. Il trio delle meraviglie era composto da tre fratelli: Davide, Francesco  e Marco. All’epoca di Italia 90 il più vecchio dei tre aveva 22 anni, il più giovane 16. Per noi pischelli della Banda erano tre miti, perché facevano gran bei giochi ed erano praticamente nostri coetanei. Si ricorda una citazione de “Il resto del Carlino” che diceva “I Dardari Bros sono stati i primi in Italia ad aver realizzato un gioco elettronico che simula quello del calcio”.

Le nostre notti magiche

World Cup 90, come si evince dal nome, si ispira al Campionato Mondiale di Italia 90. Il gioco vide la luce poco tempo prima l’inizio della competizione, ma non si tratta del gioco ufficiale dei mondiali. Per dovere di cronaca specifico che esso era World cup soccer: Italia 90. Il gioco della Genias ci faceva sognare fin dalla schermata di presentazione, con quel tricolore che attraversa lo schermo mentre un faccione lampadato sorride sornione sollevando la Coppa del Mondo. La schermata successiva rende il giusto onore ai Dardari Bros, aggiungendo anche Stefan Roda e Gianluca Orofino per la parte audio nonché Riccardo Arioti alla produzione.

World Cup 90, schermata di selezione

La prima schermata di selezione prevede World Cup, Final Stage e Single Game. La modalità più rapida è il classico Single Game, dove si può scegliere una delle squadre partecipanti al mondiale e fare una partita secca, ovviamente con possibilità di due players. Sono presenti tutte le 24 nazionali che erano effettivamente presenti a Italia 90 e i colori delle maglie sono modificabili. Una caratteristica davvero interessante, per la versione Amiga, è che due giocatori umani possono giocare in cooperazione nella stessa squadra. Questa modalità di gioco era possibile in tutte le partite e rende il gioco un autentico divertimento. In questo modo la quantità di insulti tra noi essere umani era fuori controllo.
La parola più ripetuta era sicuramente “Passa”, solitamente seguita da una parolaccia. Quando si sbagliava un tiro veniva tirato in ballo anche il Signore del cielo, il quale era esortato a fare meglio tramite l’utilizzo di epiteti poco gentili. Un altro aspetto assolutamente avanti per quegli anni era la possibilità di collegare un particolare accessorio hardware.Questo che era venduto separatamente e dava la possibilità collegare fino a 4 joystick. Possedere questa meraviglia dava la possibilità a tre o quattro giocatori di partecipare in simultanea, fino a due per squadra. Noi della banda di Borgo San Paolo eravamo senza una lira in tasca e certe squisitezze tecnologiche non le abbiamo mai viste nemmeno nei negozi.

Modalità World Cup, l’apoteosi

La seconda modalità che prendiamo in considerazione è la Final Stage. Qui si partiva dalle semifinali e ci si giocavano le partite per decretare le quattro migliori nazionali del mondiale. Una modalità a mio avviso che non ha molto da offrire, quella che abbiamo sempre giocato di meno. La più gettonata per noi era la World Cup: qui uno o molti giocatori possono affrontare tutta la coppa del mondo. Si parte dalla fase a gironi, ci sono tutti e sei, composti così come furono sorteggiati nella realtà. Fondamentale il dettaglio che la durata dei match sia impostabile, perché la nostra follia era a livelli assurdi. Era usanza trovarci tutti a casa di qualcuno e iniziare il mondiale scegliendo ognuno un Team principale e in seguito estrarre a sorte quale altro team avremmo in seguito controllato. Ad esempio se fossimo stati in 4 avremmo avuto sei squadre a testa. In tal modo simulavamo l’intero mondiale, tenendo un poco più corte le partite. Se capitava che ci si trovasse sulla propria strada una squadra di nostra appartenenza non c’era problema: uno degli amici avrebbe preso il controllo di uno dei due team, anche se non suo. La sportività prima di tutto: poter strapazzare un amico a calcio era sempre cosa gradita.

World Cup 90, divertimento prima di tutto

Il gioco era fondamentalmente divertente. L’aspetto tattico era quasi nullo: si potevano selezionare alcuni schemi tattici iniziali e decidere chi sostituire visto che i giocatori possono avere il morale basso o essere stanchi. Nessuna difficoltà nel controllo di palla, stava bene incollata al piede. Graficamente è bello colorato e abbastanza fluido. Rigiocato oggi qualche ombra in più sarebbe stata d’aiuto perché a volte pare che i giocatori fluttuino nel verde. La palla invece ha un buon movimento e una sua ombra sempre presente ci fa capire, in un passaggio alto, dove potrebbe andare a cadere. Questo è un aspetto fondamentale per poter provare a segnare in rovesciata e umiliare l’amico di turno. Il campo è mostrato in prospettiva laterale, con scorrimento orizzontale e in parte anche verticale. Sono presenti gli spalti con i tifosi e colori delle squadre in quel momento in campo. Durante la partita il brusio della folla è simulato da una sorta di rumore bianco che sale e scende di intensità.

I limiti dei giochi dell’epoca non erano un problema

Come tutti i giochi dell’epoca con quella visuale le proporzioni sono molto fantasiose. Il  campo è piccolo rispetto ai giocatori, i quali con una scivolata possono coprire distanze siderali. Per ovvi motivi di gestione grafica i calciatori effettivamente presenti in campo oltre al portiere sono 8 per squadra.  In base a come si pigia il pulsante avremo tiri più o meno forti mentre tirando la leva nella direzione opposta a quella della palla si fa un tiro alto. Le famose rovesciate e colpi di testa vengono effettuati in automatico: tutto è calcolato sulla base della posizione del calciatore. Durante la fase difensiva si possono fare le scivolate, ma al contempo si deve fare attenzione perché si corre il rischio di fare falli. Sono presenti i cartellini rossi e gialli e vengono elargiti senza la giusta crudeltà. Infine i portieri sono controllati in automatico. Poteva capitare di trovarsi innanzi al tormento dei rigori, che ho sempre trovato odiosi. Questi, sia per i falli sia per lo spareggio dopo i tempi supplementari, hanno una classica visuale frontale della porta. Su Amiga si doveva tirare guardando un puntino luminoso che cambia rapidamente posizione, cosa che ho sempre trovato molto casuale. Chi controlla il portiere deve scegliere tempestivamente la direzione di tuffo e preparare la bestemmia giusta per quello che accadrà.

Considerazioni del Biker

World Cup 90 incarnava la nostra voglia di mondiali, la trasposizione su schermo del nostro sogno. Un sogno in cui eravamo il bomber di razza o il portiere saracinesca. Non aveva la pretesa di rivoluzionare il mercato dei videogames né di essere ricordato come un gioco innovativo nei controlli. Ma è riuscito pienamente nel suo intento, che per noi era quello di cavalcare l’onda gioiosa delle notti magiche italiane. Ci ha regalato mesi di intense partite dove tutto l’impegno era profuso non nello stoppare il pallone ma nel divertirsi e basta. Questo gioco di calcio ha permesso all’Italia di vincerlo quel mondiale e per questo renderò per sempre onore ai Dardari Bros. Lo abbiamo vinto, perché il gioco alla fine ha fatto goal, perché qui l’Italia la ho portata in finale e l’ho vinta con un capolavoro in rovesciata. Un’altra giornata volge al termine, la Banda di Borgo San Paolo è li, seduta su una panchina. Nessuno parla, gli occhi guardano il sole scendere dietro il palazzo Lancia…
Mic the Biker vi saluta amici lettori e vi da appuntamento al prossimo viaggio. Vi lascio qualche consiglio direttamente dal nostro blog.
Michele Novarina

Michele Novarina

Mic, tre lettere come negli highscore di una volta. Appassionato di videogames dagli albori degli anni 80.

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