Arcade Story giorno 5 part 2

Us Championship v’ball

Salto giù dallo sgabello, butto la cicca in uno dei posacenere di cui erano provvisti i cabinati e mi dirigo deciso verso il giovane Lucius. La gente pare non curarsi minimamente dei miei movimenti duri, quasi minacciosi. Anche perché mi accorgo che la sala giochi è completamente vuota! Sono rimasto da solo, con i gli schermi dei cabinati tutti grigi. L’unica cosa che mi resta da fare è uscire. Piombo fuori da questo che pare essere un warp temporale e sono accolto da una tiepida brezza di mare, con un caldo sole che mi fa istintivamente socchiudere gli occhi.

Dall’altra parte della strada…

Dall’altra parte della strada vedo Baby uscire da un portone ed entrare nella lavanderia. Attraverso la strada e la raggiungo. Mi vede arrivare ed esce con in spalla la sua borsa da mare “Ciao Harry! Che ci fai da queste parti?”. Sono in difficoltà… Non posso mica rispondere che non so ancora cosa stia succedendo ne che arrivo sempre da non ricordo dove. “Sono uscito dalla sala giochi qui davanti e ti ho vista, volevo salutarti”, questa è la cosa più sensata che mi è passata per la testa. “Hai fatto bene!!” mi risponde sorridente Baby. “Zia, vieni che ti presento un amico”. Dalla lavanderia esce una signora dagli occhi dolci e un sorriso di altri tempi “Ciao, piacere sono Carla, la zia di Barbara”.

Mi guarda come mi conoscesse da sempre

“Buongiorno signora, piacere sono Harry!”. La signora mi guarda, i suoi occhi mi dicono qualcosa. Mi guarda come mi conoscesse da sempre. “Sei cresciuto! Tu forse non ti ricordi ma io ti ho visto che eri un bambino. È bello rivederti, siete sempre qui davanti in affitto?”. Oddio, non so minimamente cosa rispondere ma capisco che la gentile Carla sa molte cose che io non so! Cerco lo sguardo di Baby ma lei è quasi persa nelle parole della zia, la quale incalza” Eh già, si sta bene qui vero? È come un sogno”. La signora Carla da un bacio sulla fronte a Baby “Ci vediamo a cena. Ciao ragazzi, buona giornata”.

Vorrei cheder mille cose

Vorrei chiedere mille cose ma l’unica cosa che sento è l’incredibile profumo di pasticcini che arriva dalla pasticceria all’angolo della piazza, a pochi metri dalla lavanderia. Un profumo così intenso da sentirlo quasi sulla lingua. “Ci prendiamo qualcosa?” propongo a Baby. “Certo senti che profumo.. Ho una fame!”. Ci sediamo da Roggio, questo è il nome della pasticceria. Prendiamo due paste ripiene alla crema e due cappucci. Silenzio. La pace del momento è interrotta solo dal insistente scampanio della chiesa della piazza. Un dettaglio che mi fa mancare il respiro.

Viviamo in un sogno?

Per un attimo ho chiuso gli occhi e ho avuto una specie di visione: sentivo suonare quelle campane da una stanza, dalla finestra vedevo quella chiesa. Mi riprendo un attimo. “Baby… Ma secondo te viviamo un sogno? O ancor più profondamente stiamo stiamo sognando dentro un sogno?”. Silenzio. Baby, che solitamente è sempre sorridente e solare diventa seria. Una lacrima solca il suo viso abbronzato. “Non lo so Harry. Stai cercando risposte? O non sai nemmeno tu cosa stai facendo?”.

Tutto pare essersi fermato

Tutto intorno a noi pare essersi fermato in una sorta di fermo immagine. “Questa lacrima è gioia Harry. Ho avuto la fortuna di perdermi di nuovo negli occhi di mia zia. La consapevolezza Harry. Qui è meglio di un sogno…”. La sensazione di un macigno sul torace mi impedisce di rispondere. Baby si asciuga la lacrima col palmo della mano.”Dai Harry, andiamo in spiaggia?”. Il posto giusto per aprire la mente. “Certo Baby! Andiamo”.

Per la prima volta Harry sente di non essere in balia degli eventi

La camminata per arrivare davanti al mare è stata strana. La solita strada, il solito viale con la stradina di accesso alla spiaggia. Ma per la prima volta ho la sensazione di non essere in balia degli eventi. Ti sento. Ti percepisco, o meglio vuoi farti percepire. E immagino anche dove io ti possa trovare. “Torno subito Baby. Solito posto in spiaggia?”. La mia amica annuisce in silenzio. Vado a destra sulla passeggiata, passo sotto il grande palazzo bianco e azzurro e mi trovo davanti all’hotel “La gioia”. E li, appoggiato a una colonna c’è Lucius.

Lucius mi stava aspettando?

Mi stava aspettando? O sono io che inconsciamente lo ho cercato? Poco importa, lui mi guarda, ride e mi fa cenno con la testa di seguirlo. Si dirige verso i cabinati dietro ai divanetti. Credevo mi volesse sfidare a Street fighter ma no, passa al cab successivo. Vado vicino a lui e mi accorgo che si tratta del buon vecchio US championship V’Ball! Il gioco in questione era uscito nel 1988 ma fa ancora la sua sporca figura qui nel 1993.

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Us championship v’ball

Ok, va bene. Lucius inizia a piazzare due monete e vai, un bel doppio contro il computer. Ho sempre associato questo gioco al mare. Quando esistevano le sale gioco e le frequentavo in inverno non lo prendevo mai in considerazione. Quando scattava l’estate il richiamo della sabbia e del sole si facevano sempre sentire e partivo alla ricerca di questo piccolo capolavoro.

Harry è pronto per la partita a v’ball

Ed eccomi qui, di nuovo pronto, col sorriso stampato in faccia. In questo passato alternativo, in questa strana dimensione a rivivere le medesime sensazioni. C’è da ammettere che i programmatori di un tempo erano geniali: nel 1988 chiamare i due ragazzi protagonisti delle partite George e Michael è un qualcosa di splendido. Nel periodo appena “post wham”, dove il cantante in questione era noto praticamente a tutti… Un cameo da dieci e lode! Il coin op è la versione americana, la quale differisce dalla giapponese per la mancanza di scene iniziali (perciò anche di intermezzo) ma la possibilità di scegliere la modalità di gioco two Vs computer.

V’ball, Daytona Beach e New York

La partita ha inizio, due grossi monster truck ci danno il benvenuto a Daytona Beach. Il gioco è quanto di più intuitivo possa esserci. Bisogna solo fare l’abitudine alla profondità del campo e capire i tempi per la power schiacciata. Tutte le migliori mosse del Beach volley son qui presenti e il primo incontro, molto facile, è vinto rapidamente. Da Daytona si vola a New York. Qui lo skyline la fa da padrone, con la statua della libertà in primo piano. Rido. I programmatori dei giochi a volte sono assolutamente geniali: a bordo campo fa bella mostra la pubblicità della “Bug Light”. Chissà come sarà questa birra di insetti penso tra di me. Rido di gusto e sbaglio tutte le ricezioni.

V’ball. Los Angeles e i primi dubbi

Per fortuna Lucius rimedia facilmente alle mie mancanze. Sorride. “Ti stai un po’ incasinando Harry” mi dice col solito tono profondo. Torno serio di colpo. “Non ti capisco Lucius, che vuoi dire?”. Mentre parlo mi esce una schiacciata full power, faccio volare un avversario e si vince. Una breve schermata fa vedere i due giocatori partire verso Los Angeles. Un pick up parcheggiato e un megaschermo in riva al mare ci fanno da sfondo. Qui le partite iniziano a farsi più difficili, così come il nostro discorso. “Harry, se ti incasini con il W.I.L.D. diventa un problema. Sei riuscito praticamente da subito a passare da spettatore a protagonista. È rarissimo e molto rischioso. Non stai staccando mai. Dovevi provare anche delle fasi M.I.L.D. ma non ci hai mai provato. Queste ti avrebbero aiutato a staccare. Ma ora tu non stai guardando, stai pilotando, capisci? “.

Harry è fuori dagli schemi

Mentre la partita prosegue cerco di capire cosa mi stia dicendo ma sono fuori dallo schema, non conosco una sola parola di quello che mi ha detto. Vinco praticamente da solo questa partita. Cerco connessioni tra queste parole, quelle di Carla e quel flashback che ho avuto stamattina. Soprattutto quest’ultimo è stato un pugno nello stomaco.

Hawaii e ripetizione del torneo a v’ball

Intanto nel gioco si compera un pick up e si va alle Hawaii, dove ci accolgono signorine in gonnella. Spiaggia, onde, surf e barche a vela fanno da sfondo a questa difficile incontro. Lottiamo, in difesa non si deve sbagliare nulla. Ogni ricezione è in tuffo, ogni schiacciata c’è il rischio di finire fuori. Ma teniamo botta e vinciamo 7-5, non senza una buona dose di fortuna. Quando arrivi qui pensi di aver finito ma no, abbiamo passato solo la minor league. Si riparte da Daytona. Tutto molto più difficile.

Il doppio scontro era tipico dei giochi di quei tempi

Era tipico dei videogames di quegli anni proporre la doppia partita per finire il gioco. Sudando e mettendo qualche moneta nel coin op arriviamo alle Hawaii. Di nuovo. E passiamo. Ed eccoci sulla mastodontica portaerei americana, con gli F-14 sullo sfondo. Stiamo sfidando Mav e Iceman? Tirata fino alla morte finisce 7-6. La major league è nostra!

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Vittoria finale

La soddisfazione di aver finito tutto alla grande. Faccio per parlare ma Lucius non c’è più. Mi giro, lo sguardo scorre lento sul salone aperto dell’hotel. Nel brusio di gente che chiacchiera e ride, che ordina e consuma c’è una voce che mi pare di riconoscere, anche se mi pare impossibile. Ruoto lentamente la testa in quella direzione. “Papà”.. L’unica parola che esce dalla mia bocca prima di sentirmi cadere nel vuoto.

Anche questo capitolo ci lascia nel mistero. Non ci resta che aspettare il seguito! Nel frattempo un paio di consigli

Smurf per Colecovision

 

Michele Novarina

Michele Novarina

Mic, tre lettere come negli highscore di una volta. Appassionato di videogames dagli albori degli anni 80.

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