Seconda guerra mondiale, per non dimenticare

Seconda guerra mondiale, 80 anni dopo

L’inizio della seconda guerra mondiale viene indicato da gran parte della storiografia il 1º settembre del 1939. Ciao a tutti amici di commodoreblog.com, qui è Mic the Biker che vi scrive. In questi giorni ricorre un importantissima quanto tristissima data, ovvero quella dell’inizio del secondo conflitto mondiale.

La storia è maestra di vita

Mi piace dirlo e ripeterlo sempre: Historia magistra vitae est. E’ nostro dovere ricordare queste date, ricordare le nefandezze che una guerra (qualunque essa sia) si porta appresso. E anche noi nel nostro piccolo, da questo blog, vogliamo farlo. Mi sono preso io l’incarico perchè sono appassionato, a livello storico, delle guerre in generale. Ma lo voglio fare ripercorrendo anche i giochi che si ispirarono alla seconda guerra mondiale.

L’inizio della seconda guerra mondiale

Il 1º settembre 1939 la Germania diede inizio alle operazioni militari contro la Polonia: cinque armate della Wehrmacht invasero la Polonia con un attacco a tenaglia, impiegando l’innovativa tattica militare della guerra lampo o Blitzkrieg. Questo è l’evento riconosciuto a livello globale come causa dello scoppio della seconda guerra mondiale. Il 17 settembre, in linea con quanto previsto nel patto Molotov-Ribbentrop, l’Unione Sovietica invase la Polonia da est incontrando scarsa resistenza. Varsavia si arrese ai tedeschi il 27 settembre 1939 e i territori polacchi finirono spartiti tra tedeschi e sovietici.

La strana fase della guerra seduta

Mentre a est la Polonia finiva annientata, la situazione sul fronte occidentale rimase fondamentalmente tranquilla. Questo periodo di conflitto senza ostilità, passò alla storia come la “strana guerra”, in tedesco Sitzkrieg, “guerra seduta”.
La “strana guerra” ebbe una brusca interruzione il 9 aprile 1940, quando la Germania lanciò l’invasione della Danimarca e della Norvegia (operazione Weserübung).

Attacco ad occidente

Mentre la campagna norvegese era ancora in svolgimento, il 10 maggio 1940 la Wehrmacht sferrò l’offensiva sul fronte occidentale (Fall Gelb) attaccando simultaneamente Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. Il 5 giugno i tedeschi diedero inizio alla battaglia per la conquista di Parigi e, temendo che l’Italia potesse restare esclusa dal “tavolo della pace”, il 10 giugno Mussolini portò il paese in guerra contro gli Alleati. In quella data i tedeschi attraversarono la Senna mentre l’esercito francese si ritirava disordinatamente oltre la Loira; il governo francese si trasferì a Tours, lasciando Parigi ai tedeschi che la occuparono incontrastati il 14 giugno.

Seconda guerra mondiale italiana

Il 28 ottobre 1940, su personale iniziativa di Mussolini e senza avvisare l’alleato tedesco, l’Italia attaccò la Grecia partendo dalle basi in Albania. I britannici intervennero a favore dei greci dispiegando sul suolo ellenico reparti della RAF. Ciò impensierì i tedeschi, visto che gli aerei britannici si trovavano ora in ottima posizione per attaccare i campi petroliferi in Romania, da cui la Germania otteneva gran parte dei rifornimenti di carburante. Il 6 aprile 1941 le forze dell’Asse lanciarono l’invasione della Jugoslavia e contemporaneamente le truppe tedesche diedero il via all’invasione della Grecia partendo dalla Bulgaria.

Gli USA restano neutrali

Dall’altra parte dell’oceano gli Stati Uniti d’America avevano adottato una posizione di rigida neutralità fin dal principio del conflitto. Benché il presidente Roosevelt avesse più volte espresso preoccupazione per l’aggressivo espansionismo adottato da Germania e Giappone, il paese era pervaso da un forte sentimento di isolazionismo. Nel corso degli anni il Congresso aveva approvato una serie di “atti di neutralità” che vietavano formalmente agli Stati Uniti qualsiasi coinvolgimento in guerre straniere.

Seconda guerra mondiale, cash and carry

Nel novembre 1939 il presidente ottenne una modifica agli atti di neutralità per consentire il commercio di armi statunitensi con l’estero in cambio di denaro (il cosiddetto Cash and carry). L’apice di questa politica di aiuti statunitensi al Regno Unito fu raggiunto con l’approvazione, l’11 marzo 1941, del programma “Lend-Lease”.  Questo prevedeva la cessione a titolo gratuito o con pagamento dilazionato di enormi quantità di materie prime, beni industriali ed equipaggiamento militare di ogni tipo prodotti negli Stati Uniti.

Il famigerato arsenale delle democrazie

Questo programma avrebbe consentito il trasferimento di beni per un valore di 50 miliardi di dollari, trasformando così gli Stati Uniti, secondo la definizione data dallo stesso Roosevelt, nel “arsenale delle democrazie”. La collaborazione tra Regno Unito e Stati Uniti fu poi suggellata il 14 agosto dalla stipula della Carta Atlantica, nel corso del primo incontro personale tra Roosevelt e Churchill nelle acque di Terranova.

Seconda guerra mondiale sempre più globale

Hitler decise di rompere il patto Molotov-Ribbentrop e di scatenare un attacco generale contro l’Unione Sovietica. Alla base di questa decisione vi erano complesse motivazioni strategiche, politiche ed economiche. Sconfiggere l’ultima potenza rimasta sul continente europeo per poi riversare l’intera potenza della Wehrmacht contro i britannici. Nel contempo organizzare un’area di sfruttamento economico autosufficiente per condurre una lunga guerra transcontinentale contro gli Stati Uniti.

Operazione Barbarossa

L’invasione tedesca (operazione Barbarossa) iniziò il 22 giugno 1941 con un attacco simultaneo su tutto il fronte. Fu la più vasta operazione militare terrestre di tutti i tempi. Il fronte orientale fu il più grande e importante teatro bellico dell’intera seconda guerra mondiale e vi si svolsero alcune tra le più grandi e sanguinose battaglie della storia. Fin dall’inizio la situazione dei sovietici si rivelò drammatica.  A metà luglio lo schieramento iniziale sovietico era stato praticamente distrutto dall’attacco tedesco, con oltre un milione di prigionieri presi nel solo primo mese di guerra.

Operazione Tifone

Il 30 settembre i tedeschi sferrarono quindi la loro grande offensiva per prendere Mosca (operazione Tifone). L’ultimo affondo tedesco, iniziata il 16 novembre, fallì di fronte alla solida resistenza sovietica e al progressivo peggioramento del clima. Stalin e Žukov disponevano ancora di forze efficienti e ben equipaggiate per l’inverno. I russi sferrarono dal 5 dicembre un improvviso contrattacco.

Prima sconfitta per la Wehrmacht nella seconda guerra mondiale

L’azione fu totalmente inaspettata per le esauste truppe tedesche: in mezzo alle intemperie invernali i sovietici liberarono molte importanti città attorno a Mosca e respinsero i tedeschi a oltre 100 km dalla capitale. La Wehrmacht subì la sua prima pesante sconfitta della guerra. L’operazione Barbarossa si concluse quindi alla fine dell’anno con un fallimento.
Dopo il lancio dell’operazione Barbarossa nel giugno 1941, che ormai escludeva qualunque possibilità di un intervento sovietico in Asia, il governo giapponese prese la decisione finale di condurre la sua guerra di espansione nel Sud-est asiatico.

Il Giappone entra in guerra

Le manovre Giapponesi trovarono un’ostilità crescente da parte del governo statunitense. Nel luglio 1941 il presidente Roosevelt decretò il congelamento dei beni nipponici presenti negli Stati Uniti e un embargo totale sulle esportazioni di petrolio verso il Giappone. Queste misure furono devastanti per l’economia giapponese, privata in un sol colpo del 90% delle sue importazioni di petrolio e del 75% del suo commercio con l’estero.
Mentre inutili trattative  continuavano tra Tokyo e Washington, lo stato maggiore giapponese stese i suoi piani definitivi per una guerra contro gli Stati Uniti nel Pacifico.

Yamamoto e Pearl Harbor

L’ammiraglio nipponico Yamamoto concepì un piano ambizioso. Decise infatti che la flotta statunitense doveva essere resa inoffensiva nelle prime ore di guerra con un attacco aereo a sorpresa. Fu identificato come obiettivo principale l’ancoraggio di Pearl Harbor nelle Hawaii. L’attacco venne sferrato la mattina del 7 dicembre 1941 e ottenne un grande successo. L’attacco giapponese a Pearl Harbor fu immediatamente seguito da un’impressionante serie di offensive simultanee contro i possedimenti statunitensi ed europei nell’Asia orientale.

Operazione Blu

Tornando in ambito europeo sul fronte orientale il 1942 iniziò con una serie offensive sovietiche invernali ordinate da Stalin, convinto della possibilità di un crollo totale dell’esercito tedesco. A costo di gravi perdite la Wehrmacht riuscì a fermare la prima controffensiva dell’Armata Rossa.Il 28 giugno 1942 la Wehrmacht ricominciò l’offensiva (operazione Blu). Il 17 luglio i tedeschi diedero inizio al loro assalto a Stalingrado. La tenuta della città era essenziale per i sovietici, e il 28 luglio Stalin emanò il suo famoso ordine del giorno “Non un passo indietro”.

Conferenza Arcadia, una svolta nella seconda guerra mondiale

Nel gennaio 1942 Churchill e Roosevelt si incontrarono a Washington nel corso della cosiddetta “conferenza Arcadia”. L’incontro servì a definire il concetto secondo cui la Germania dovesse essere sconfitta prima del Giappone. Per ottenere questo risultato, si ritenne essenziale progettare l’invasione anfibia dell’Europa occidentale da parte delle forze anglo-statunitensi.

La disfatta delle Midway

Nel frattempo, il grosso della flotta giapponese era salpato per un’imponente operazione nel Pacifico centrale avente come obiettivo l’occupazione dell’atollo di Midway. Gli statunitensi erano tuttavia perfettamente al corrente della mossa nemica grazie alla decifrazione dei codici crittografici giapponesi portata avanti dal sistema “Magic”. La battaglia delle Midway tra il 4 e il 6 giugno 1942 rappresentò il punto di svolta della guerra nel Pacifico. Le quattro portaerei dell’ammiraglio Nagumo furono sorprese dai bombardieri statunitensi e colate a picco nel giro di pochi minuti.

La morsa di Stalingrado nella seconda guerra mondiale

A metà novembre 1942 i tedeschi erano avvinghiati in un sanguinoso scontro a Stalingrado, bloccati definitivamente nel Caucaso e ridotti alla difensiva su tutto il fronte orientale. Il 19 novembre 1942 i sovietici sferrarono l’Operazione Urano: in quattro giorni i corpi corazzati e meccanizzati sovietici sbaragliarono le Panzer-Division tedesche. Il 2 febbraio 1943 la 6ª Armata tedesca fu completamente annientata lasciando circa 100.000 prigionieri in mano ai sovietici.

Incertezza Tedesca

Hitler, scosso dalla catastrofe di Stalingrado, mostrò per una volta indecisione nella pianificazione strategica. Timoroso di un nuovo fallimento, e di fronte ai pareri ampiamente divergenti dei suoi generali, Hitler rinviò più volte l’offensiva.  L’Armata Rossa ebbe quindi tutto il tempo di prepararsi allo scontro. La zona di Kursk fu riempita di mine anticarro e cannoni anticarro sovietici, trasformandosi da punto debole del fronte in una trappola per la Wehrmacht.

La lunga ritirata

I tedeschi dovettero rinunciare definitivamente all’iniziativa a est iniziando una lunga e sanguinosa ritirata. Ebbe così inizio la grande offensiva del basso Dnepr, con le truppe sovietiche all’inseguimento dell’esercito tedesco in ritirata. Dopo una breve pausa l’Armata Rossa riprese la sua offensiva nel settore meridionale del fronte orientale il 24 dicembre 1943. I tedeschi erano sotto attacco su tutti i fronti.

Operazioni Overlord e Dragoon

Il 6 giugno 1944, dopo quasi due anni di preparativi da parte degli Alleati, prese il via l’invasione anfibia della Francia (operazione Overlord). Truppe statunitensi, britanniche e canadesi sbarcarono in Normandia con l’appoggio di un’imponente flotta aeronavale, cogliendo di sorpresa i tedeschi. Nel frattempo, il 15 agosto truppe francesi e statunitensi sbarcarono in Provenza (operazione Dragoon), suggellando la disfatta tedesca.

Gli alleati spingono la seconda guerra mondiale

Il 20 agosto le forze sovietiche a sud dei Carpazi sferrarono la terza grande offensiva dell’estate 1944. Alla metà di settembre, la folgorante avanzata degli Alleati sul fronte occidentale iniziò a mostrare segni di rallentamento. Questo consentì ai tedeschi di radunare le forze e riprendersi. Il 17 settembre Montgomery lanciò l’operazione Market Garden, un attacco combinato terrestre e aviotrasportato per occupare in un sol colpo tutti i ponti strategici nei Paesi Bassi.

Colpo di coda tedesco

L’operazione, troppo ambiziosa, fallì quando i tedeschi negarono ai britannici la conquista del ponte di Arnhem. Nel frattempo, Hitler aveva insistito per preparare una grande controffensiva sul fronte occidentale per dicembre, quando le pessime condizioni meteo potevano impedire agli Alleati di far valere la loro superiorità aerea. L’offensiva tedesca scattò il 16 dicembre, cogliendo completamente di sorpresa i comandi alleati. Tuttavia, grazie alla coraggiosa resistenza di alcuni reparti statunitensi gli Alleati poterono bloccare l’offensiva e passare al contrattacco.

Inizia la marcia verso Berlino

A metà gennaio 1945 la battaglia era finita: i contrattacchi alleati costrinsero i tedeschi ad abbandonare il terreno conquistato e a ritornare sulle posizioni di partenza. L’ultima grande offensiva invernale dell’Armata Rossa iniziò il 12 gennaio in anticipo sui piani per ordine di Stalin, sollecitato da Churchill. Alla fine di gennaio l’Armata Rossa raggiunse dopo un’avanzata forsennata il fiume Oder, l’ultimo ostacolo naturale prima di Berlino. Nella notte tra il 22 e il 23 marzo la 3ª Armata di Patton attraversa a sorpresa il Reno, mentre il 24 marzo anche Montgomery portò le sue forze oltre il fiume.

Caduta di Berlino nella seconda guerra mondiale

Perduta la barriera del Reno, il fronte tedesco a ovest cedette definitivamente. Il 16 aprile 1945 l’Armata Rossa sferrò la sua ultima offensiva generale, con obiettivo Berlino. Le perdite furono altissime e lo sfondamento decisivo, ottenuto con la forza bruta di migliaia di carri armati, fu ottenuto solo il 20 aprile. Hitler decise di rimanere in città e di organizzare la difesa. La battaglia casa per casa fu durissima e sanguinosa, i sovietici avanzarono passo passo da tutte le direzioni a costo di pesanti perdite.

Hitler si suicida

Hitler si suicidò nel suo bunker il 30 aprile. La capitolazione tedesca a ovest fu firmata ufficialmente dal generale Alfred Jodl il 7 maggio alla presenza del generale Eisenhower. La notte dell’8 maggio Wilhelm Keitel firmò un secondo documento di resa incondizionata della Germania, ponendo ufficialmente fine alle ostilità in Europa.

La resistenza giapponese

Sul fronte nipponico era altresì chiaro che la guerra era persa. Nonostante tutto  la resistenza dei reparti giapponesi raggiunse vette di fanatismo altissime. Le battaglie di Iwo Jima e Okinawa furono un vero massacro per le truppe Americane. I giapponesi avevano costituito un reparto di piloti volontari da impiegare in missioni suicide: i Kamikaze. Questi piloti erano addestrati a schiantarsi deliberatamente contro le navi nemiche con aerei imbottiti di esplosivo.  I giapponesi convertirono negli ultimi mesi di guerra interi squadroni, dotandoli anche di velivoli appositi (i Yokosuka MXY7) che non erano più che missili a pilotaggio umano.

Studio di una strategia alternativa

L’esperienza dei combattimenti su Iwo Jima e Okinawa faceva prevedere che i giapponesi avrebbero opposto una resistenza fanatica. Stimarono in un milione e mezzo i morti tra i reparti impegnati in future operazioni. Atterriti da una simile prospettiva, i comandi degli Alleati si misero alla ricerca di una strategia alternativa.

Le due atomiche della seconda guerra mondiale

Il 6 agosto il bombardiere B-29 Enola Gay sganciò una bomba all’uranio (Little Boy) sulla città giapponese di Hiroshima. Tre quarti della città furono distrutti e 78.000 persone morirono all’istante. Tre giorni più tardi, il 9 agosto, il B-29 BOCKSCAR sganciò una bomba al plutonio (Fat Man) sulla città di Nagasaki. Due quinti dell’abitato furono spazzati via e le vittime immediate furono 35.000. Ma molte migliaia di persone perirono nei giorni seguenti a causa delle gravi ustioni e dell’avvelenamento da radiazioni. Davanti a questi disastri, il governo giapponese non poté fare altro che capitolare.

Fine della seconda guerra mondiale

Il 2 settembre, a bordo della corazzata USS Missouri ancorata nella Baia di Tokyo, il generale MacArthur presiedette alla cerimonia della firma dell’atto di capitolazione del Giappone, ponendo formalmente fine alla seconda guerra mondiale.

Seconda guerra mondiale e videogiochi

La memoria di questi orrori deve essere ricordata affinché periodi tremendi come questo possano non tornare mai più. E anche i nostri amati videogames ci aiutano in questo duro compito di tramandare la memoria. Fin dagli inizi degli anni 80 sono stati moltissimi i giochi che hanno visto come scenario la seconda guerra mondiale. Se la memoria mi assiste i primi giochi sul tema uscirono nel 1984.
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Il più famoso della serie a mio avviso è 1942, uscito in sala giochi proprio quell’anno e poi convertito su innumerevoli piattaforme. Si tratta di uno sparatutto verticale come andava molto di moda in quel periodo. Il protagonista comanda un Lockheed P-38 Lightning con lo scopo di raggiungere e bombardare Tokyo. Durante il volo dagli Stati Uniti al Giappone sorvolerà varie località dell’Oceano Pacifico (Midway, Marshall, Attu, Rabaul, Leyte, Saipan, Iwo Jima e da ultimo Okinawa) mentre un gran numero di velivoli da guerra giapponesi tenteranno di ostacolare la sua missione.

Il seguito migliora l’originale

Questo buon gioco ebbe svariati sequel, tra i quali mi preme ricordare 1943: The Battle of Midway. Questo fu il primo sequel di 1942 nonchè, a mio avviso, il miglior titolo di tutta la saga 194x. Concentrava la sua trama sulla battaglia di Midway. La novità più significativa fu la possibilità di giocare in due contemporaneamente, cosa che rese questo cab una vera superstar del 1987. Era veramente una cosa pazzesca mettersi spalla a spalla con l’amico fidato e insieme imbastire tattiche blastanti mentre si esibiva il celeberrimo loop!

Aces of Aces, che simulatore!

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Aces of Aces

Nel frattempo anche sul fronte home computer il tema della seconda guerra mondiale era più caldo che mai. Un’autentica perla era Aces of Aces, pubblicato nel 1986 per tutte le piattaforme 8 bit da tre diverse società: Accolade , US Gold e Tiertex Design Studios. Ace of Aces è un simulatore di volo da combattimento ambientato nella seconda guerra mondiale. Il giocatore vola a lungo raggio su un caccia-bombardiere equipaggiato con razzi , bombe e un cannone. Le missioni includono la distruzione di aerei da combattimento tedeschi, bombardieri , bombe volanti V-1 , U-boat e treni. Esistono cinque diverse opzioni di visualizzazione: la cabina di pilotaggio, le ali sia, la mappa di navigazione e il vano bombe. Tutto  selezionabile utilizzando la tastiera o toccando due volte il pulsante di fuoco e spostando il joystick nella direzione desiderata. Fu uno dei giochi più venduti per commodore 64 e ancora oggi si fa giocare molto volentieri.

Il castello tedesco

Sto sentendo molti di voi brontolare. Eh si avete ragione. Scommetto che a quasi tutti, parlando di seconda guerra mondiale, è venuto in mente lui.. Wolfenstein! E avete ragione! La prima incarnazione di questa saga immortale è datata 1981.
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Il primo wolfenstein

Certo, non tutti sanno che vide la luce su Apple II. Il gioco adotta una visuale dall’alto. Dovremo controllare il nostro protagonista all’interno del castello alla ricerca di documenti segreti. In ogni stanza possono esserci soldati o SS, queste ultime dotate di giubbotto antiproiettile, e forzieri che se esaminati possono contenere oggetti utili alla nostra causa. Il seguito ufficiale è Beyond Castle Wolfenstein, uscito nel 1984 sempre su Apple e in seguito convertito anche su Atari 8 bit e C64. Ma il vero boato questo titolo lo fece solo nel 1992 quando divenne uno sparatutto in prima persona per PC!
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Questa è storia!!!

Il giocatore prende i panni del capitano William “B.J.” Joseph Blazkowicz, un soldato statunitense di origini polacche, imprigionato dalle armate naziste nell’ormai famoso castello. Il gioco è suddiviso in livelli a labirinto ognuno dei quali pieno di guardie armate e cani feroci. In ogni livello vi sono stanze segrete ricolme di tesori, cibo, kit del pronto soccorso e diversi tipi di armi. Il motore grafico pseudo-3D di questa versione è stato creato da ID Software utilizzando una particolare tipologia del ray tracing.

Wolfenstein 3D fu pionieristico

Era qualcosa di decisamente pionieristico, lo scrolling era veloce ma innaturale e spesso causava senso di nausea o male agli occhi. Inizialmente il gioco doveva avere più somiglianze rispetto all’originale Wolfenstein. In particolare l’aspetto stealth doveva essere più sviluppato e doveva esserci la possibilità di cercare oggetti nei cadaveri o di trascinarli per nasconderli. Queste idee furono abbandonate perché, secondo gli autori, avrebbero potuto rallentare eccessivamente il ritmo di gioco e rendere i controlli troppo complessi. Wolfenstein 3D è considerato comunemente il primo sparatutto in prima persona. Diciamo che non fu il primo ma fu il primo a diventare universalmente famoso.

Destroyer, le navi della seconda guerra mondiale

Anche il settore “navale” fu preso ad esempio per creare dei giochi notevoli. Destroyer, per esempio, è un videogioco di simulazione di nave da guerra pubblicato nel 1986 per Commodore 64 dalla Epyx. Il giocatore controlla un cacciatorpediniere della Classe Fletcher in un’ambientazione tipica della seconda guerra mondiale .Il giocatore controlla vari aspetti della navigazione e del combattimento, incluso il puntamento manuale delle armi. Questo attraverso 13 postazioni con schermate differenti. Per passare da una postazione all’altra si digita un codice di due lettere ed è necessario ogni volta un breve tempo di caricamento. Il gioco continua in tempo reale e gli eventi importanti vengono segnalati in una barra dei messaggi.  Nel 1988 ne uscì anche una conversione per Amiga, giudicata non all’altezza delle potenzialità del computer di nuova generazione.

Desert Fox

E che dire del sublime Desert Fox? Si tratta di un videogioco di strategia e azione, pubblicato nel 1985 per Commodore 64 e nel 1986 per Amstrad CPC.
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Desert fox

È ambientato nella Campagna del Nordafrica della Seconda guerra mondiale. Il giocatore, alla guida di un M4 Sherman, prende le parti degli Alleati contro le forze del generale tedesco Erwin Rommel, detto “volpe del deserto”.

The great escape

Restando sul pianeta 8 bit fece molto scalpore nel 1986 The Great Escape. Il giocatore controlla un prigioniero di guerra che tenta di organizzare la fuga da un campo di concentramento tedesco nel 1942. L’ambiente di gioco è appunto il campo di prigionia mostrato con visuale isometrica e scorrimento multidirezionale (le stanze al chiuso sono a schermata fissa). I prigionieri devono seguire determinate regole, i cui tempi sono scanditi da un campanello: essere presenti a determinati orari alle varie adunate, al rancio e alla ginnastica, rimanere a letto nelle ore notturne. Il protagonista deve cercare di non farsi scoprire, per aggirarsi nel campo in cerca degli oggetti che gli serviranno alla fuga.
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A lato dell’area di gioco appare una bandiera, che con la sua posizione lungo l’asta rappresenta il livello del morale del prigioniero. Se il morale termina la partita è persa. Allo stesso tempo, il colore della bandiera indica se ci si trova in zona pericolosa (bandiera rossa) o in zona tranquilla (bandiera verde). In zona tranquilla il giocatore può abbandonare i controlli e il prigioniero si muoverà automaticamente in modo da seguire le leggi del campo. I controlli del giocatore si limitano al camminare e raccogliere e depositare oggetti. Solo due oggetti alla volta sono trasportabili, quindi occorre man mano nasconderli. Per il campo si aggirano molti altri prigionieri e guardie. Queste possono arrestare il prigioniero e confiscare oggetti quando la bandiera è rossa, mentre a bandiera verde non sono un problema. Fa eccezione il comandante del campo, che può perquisire il prigioniero anche quando la bandiera è verde.

Into the Eagle’s nest

Un gioco che mi fece letteralmente impazzire da quanto mi piaceva era il colossale Into the Eagle’s Nest. Uscito nel 1987 per le piattaforme 8 bit e poco dopo anche per i primi 16 bit, è un videogioco appartenente al filone di Gauntlet, ma ambientato nella Seconda guerra mondiale.
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L’azione si svolge all’interno della fortezza, con visuale dall’alto e scorrimento multidirezionale, su più piani collegati da un ascensore. La fortezza pullula di soldati nemici che, proprio come i mostri di Gauntlet, cercano di andare addosso al protagonista e lo danneggiano toccandolo. Si possono selezionare quattro missioni di difficoltà crescente. Le prime tre corrispondono al salvataggio dei tre prigionieri. Il compagno liberato segue meccanicamente il giocatore, che deve guidarlo con sé all’uscita. Nella missione più difficile bisogna distruggere la fortezza attivando una serie di detonatori, uno per piano, e infine fuggire. Per me fu un capolavoro assoluto!

Silent Service, il capolavoro

In mezzo a tutto questo ben di dio non può mancare un gioco a tema sottomarino. In questa casella mi sento di incastonare un diamante di rara bellezza, ovvero Silent Service del 1985. Parliamo di un simulatore di sottomarino creato da Sid Meier e pubblicato dalla MicroProse su varie piattaforme 8-bit. A partire dal 1986 uscì anche sui sistemi a 16-bit. Per il suo notevole realismo, nella Germania Ovest il gioco (qui intitolato Das U-Boot) ebbe anche problemi legali. Il gioco è ambientato nell’Oceano Pacifico durante la seconda guerra mondiale. Silent Service era il soprannome del gruppo di sottomarini militari statunitensi stanziati nelle basi dell’Oceano Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale.
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Il giocatore è libero di effettuare ricognizioni nell’intero oceano con lo scopo di ingaggiare e possibilmente affondare le flotte mercantili giapponesi. Nel gioco sono implementate avverse condizioni meteo con relativa diminuzione della visibilità, e il ciclo giorno/notte con la possibilità di ingaggiare il nemico durante la notte.

Tutto fu riprodotto alla perfezione

Tutte le armi e le tattiche in uso nelle reali battaglie sottomarine sono fedelmente riprodotte nel gioco, inclusa la possibilità di adagiare il sottomarino sul fondo del mare per evitare le bombe di profondità. Sid Meier dedicò molta attenzione ai dettagli: le mappe sono realistiche e le profondità dei fondali sono fedelmente riprodotte.I siluri lasciano la caratteristica scia nell’acqua e possono essere difettosi. I cacciatorpediniere giapponesi possono rilevare la presenza del sottomarino usando sonar o semplicemente osservando il movimento dell’acqua se il sottomarino è troppo vicino alla superficie. In poche parole un masterpiece che merita di essere riscoperto.

Tempi moderni

E poi si giunge fino ai giorni nostri, dove Pc e Console sono sempre più potenti e permettono di realizzare videogames quasi cinematografici. Le saghe di Call of duty e Medal of honor sono avvincenti e sempre più dettagliate. Vengono riproposte i fatti storici con un’accuratezza da lasciare senza fiato. Chi sta pensando allo sbarco in Normandia di Medal of Honor ci ha preso in pieno. Atmosfere incredibili, ci si trova catapultati in mezzo all’azione frenetica e folle con il solo pensiero di portare a casa la pelle mentre dai bunker sulla spiaggia piovono tonnellate di piombo.

Sniper Elite, la seconda guerra mondiale vista da un mirino

Ma per me tra i giochi “nuovi” sul tema seconda guerra mondiale ve ne è uno che reputo inarrivabile, unico, magnifico. Quasi perfetto. Parlo di Sniper Elite, uscito nel 2005. l giocatore veste il ruolo di Karl Fairburne, un agente segreto statunitense della Office of Strategic Services mascherato da cecchino tedesco. Il personaggio si inserisce nella Battaglia di Berlino del 1945, durante gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, con l’obiettivo di ottenere dati sul programma nucleare militare tedesco prima che lo faccia l’Unione Sovietica.
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Ci sono diverse fazioni che si contendono il controllo della città: la resistenza tedesca, che aiuta Karl, il NKVD sovietico e le forze naziste. Martin Bormann, figura estremamente importante del Reich, è uno degli obiettivi che Karl deve assassinare! Gli altri personaggi sono fittizi, ad eccezione del generale Patton, che ha inviato Fairburne in missione. Muoversi in modalità più sthealth possibile è l’unico modo di procedere nel gioco. Osservare bene la scena prima di muovere un passo fa capire come fosse terrificante la situazione nella realtà. Il realismo del sistema di puntamento è pazzesco. Tenere il fiato, osservare stracci, bandiere o foglie per capire direzione e intensità del vento.

Punti di impatto

Il punto in cui il proiettile colpisce il nemico sortisce diversi effetti, dal ferimento leggero che metterà all’erta il soldato al ferimento pesante. Ad esempio un nemico ferito ad una gamba striscerà per cercare riparo o dare l’allarme. Un colpo alla testa è semplicemente one shot, one kill. Sniper Elite è stato premiato nel 2005 dalla The Independent Games Developers Association come “Best PC/Console Game”, e non poteva essere altrimenti.

Operazione Commodoreblog. Seconda guerra mondiale, passo e chiudo

Vi saluto cari lettori, trasmettiamo viva la memoria di questi tremendi fatti storici affinché non accadano mai più. E se oltretutto son riuscito a farvi riscoprire qualche titolone dimenticato.. beh, allora anche per me è missione compiuta. Passo e chiudo.
Michele Novarina

Michele Novarina

Mic, tre lettere come negli highscore di una volta. Appassionato di videogames dagli albori degli anni 80.

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