Thunderflash, la recensione

Ciao a tutti amici di commodoreblog.com, qui Mic the Biker che oggi vi parla del nuovissimo Thunderflash, gioco ad opera dei ragazzi della Seep.

Thunderflash by Seep

Li conosciamo già bene i boys in questione. Li abbiamo conosciuti circa un anno fa con quel Katana Soul che abbiamo ampliamente trattato  QUI e approfondito  QUI . Questo team indipendente italiano ha ben chiaro cosa sia il retro gaming e lo sa realizzare davvero bene. Sergio ed Enrico Giansoldati sanno il fatto loro!

Thunderflash? Una bomba

Thunderflash è una bomba. Lo dico subito: il sottoscritto è sempre stato un fanatico dei giochi tipo Commando o Ikari Warriors. Quest’ultimo titolo è legato a doppia mandata con la mia adolescenza videoludica. Thunderflash è un tributo ad esso, al quale vengono aggiunte spruzzate di commando.
Ne viene fuori così un gioco “run and gun” di altri tempi, cose che oggi non vengono più fatte: gli Sparatutto ad alta dose di ignoranza che hanno avuto in metal slug il loro esempio supremo.

Un tributo alla golden age

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La grafica stessa è un tributo assoluto agli anni a cavallo tra gli 80 e i 90. Era un periodo d’oro dove software house e programmatori in sinergia riuscivano a creare veri e propri capolavori, arrivati fino ai nostri tempi con intatto il loro fascino. Il fascino senza tempo di quella che oggi prende il nome di pixel art. Bene, thunderflash ha in sé un grandissimo gusto, una grafica che ti fa piombare dritto a quegli anni. Tutto è stato programmato con quello scopo e si vede. L’effetto pixel del monitor crt è reso bene. I fondali stessi hanno quel gusto retrò nella ridondanza di alcuni blocchi. Giusto, deve essere così! Gli sprites hanno il numero di frames che servono. Non uno di più ne uno di meno.

Thunderflash, scopo del gioco

Lo scopo del gioco è quello di sparare, distruggere e radere al suolo cinque stage. Questi sono suddivisi a loro volta da cinque sotto livelli. Tutti logicamente pregni di pathos e di amore come solo lo sparare come pazzi può regalare. Si deve andare a caccia della temibile organizzazione terroristica Bloody Wolwes, perciò chi ha paura di morire torni a giocare ai moderni giochi tutta grafica. Per stanare questi mascalzoni dovremo affrontare, oltre a nemici dal grilletto facile, anche trappole di vario tipo.

Incipit dal sapore retrò

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L’incipit del gioco a me ha riportato di brutto al mitico Ikari Warriors ma affrontato con la velocità tipica di Commando. Il mix risulta inizialmente spiazzante perché il mio subconscio mi ha portato ad un approccio alla Ikari. Nel manicomio di colpi vuol dire più ragionato. Ma no, bisogna agire più alla commando. Più veloce! Le ambientazioni cambiano di scorrimento di tanto in tanto. Le sessioni a scorrimento verticale si alternano a quelle a scorrimento orizzontale. Bella idea, bravi. Questo dona un ottimo dinamismo al tutto.

Single & Double player

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Si può giocare da soli ma io top è in due, insieme. Fianco a fianco. Sputi e sudore. Gli omini su schermo si chiamano Stan e Rock. Inizialmente usano un fucile a sparo singolo e sono dotati di tre bombe. Anche qui Ikari warriors ha fatto scuola. Lungo il percorso possiamo trovare i bidoni bonus. Sparando ad essi possiamo avere accesso a potenziamenti. Ma attenzione, alcuni esplodono e possono esser anche letali. Se non saltiamo in aria potremo avere accesso a salute extra ma soprattutto ad altre armi. Finalmente, quando si gioca a questi giochi la potenza di fuoco non è mai troppa.

Thunderflash, la potenza è tutto

La sequenza e tipologia di potenziamento armi mi ha ricordato molto quella del primo metal slug. Abbiamo lanciafiamme, sparo triplo e fucili più potenti. Attenzione, non sono infiniti. Non durano fintanto che non verremo uccisi. Queste armi potenti sono a durata e quindi posate pure le bambole, quelle le pettinate poi dopo. Finché avete potenza dovete solo distruggere con più ferocia di prima. Roba da far sembrare Rambo Mary Poppins. Nel gioco avremo a che fare con alcuni ostacoli.

Ostacoli in game e difficoltà

Personalmente ho trovato le mine particolarmente fastidiose. Nel marasma dell’azione a volte non mi sono accorto di passarci sopra. Quelli intorno a me si, visto che il calendario dei santi diventava il protagonista. La difficoltà è alta ma niente di lontanamente simile ai vecchi run and gun. Qui si rimane mediamente nel caos ragionevole. Chi è andato avanti a Ikari warriors capisce immediatamente cosa intendo: andando avanti non si riusciva nemmeno a gestire a vista il delirio di colpi su schermo.

Thunderflash, alcuni dettagli

Saggiamente in thunderflash si possono aggiungere delle vite con un sistema simile ai crediti di un Coin op. Un grande punto a vantaggio di thunderflash sta nella possibilità di iniziare una nuova partita dall’ultimo livello raggiunto, evitando così quelle crisi isteriche con bave alla bocca tipiche del dover ricominciare da capo. Nel gioco sono presenti due modalità diverse dal solito. Una è quella Survival. Nello specifico si deve resistere alle ondate dei nemici. Piu teniamo botta e maggiore sarà il nostro risultato. La seconda modalità è Boss Rush. In questa si affrontano i mega boss di fine livello in successione. La modalità giusta per chi vuole fare un trip fino alla neuro. Il gioco prevede due finali differenti. Lo so perché lo ho letto e non per merito, lo ammetto.

Chip tune a manetta

Last but not least il comparto audio del gioco. Sapete che io sono un fanatico della chip tune perciò cerco sempre di andare oltre. I pezzi sono realizzati bene, nulla da eccepire. Non c’è, al mio orecchio, nessuna tendenza ad emulare una tal serie di chip. Non è una critica assolutamente, ma sarebbe stato il non plus ultra cercare di simulare un set di sound tipici di quegli anni. Ma qui si cade nel gusto personale.

Considerazioni del Biker

Che dire amici miei. Se siete arrivati fin qui a leggere è perché vi piacciono questo genere di giochi. E se vi piacciono non esitate ad acquistare thunderflash. Possono essere i 4 euro e 90 spesi meglio in questi giorni di quarantena forzata. Cinque livelli e cinque sotto stages rappresentano una sfida non impossibile. Ricordiamo sempre che i vecchi coin op non erano nel loro complesso lunghi da finire. Erano difficili, quasi impossibili. Questo ce li faceva percepire come infiniti. Ma ripeto, se siete qui a leggere è anche perché ne avete piene le scatole degli infiniti never-ending open world. Peccato manchi solo la scritta “insert coin”. Su thunderflash non avrebbe sfigurato!

Mic the Biker vi saluta e vi da appuntamento al prossimo articolo. Ora qualche consiglio per voi dal nostro blog!

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Michele Novarina

Michele Novarina

Mic, tre lettere come negli highscore di una volta. Appassionato di videogames dagli albori degli anni 80.

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