Renegade, il sogno a colori

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Ciao amici di Commodoreblog, oggi con Renegade vado a toccare le corde di ricordi indelebili, un ricordo che diede per la prima volta il colore ad un gioco per il mitico Biscottone. Forza, salite sulla DeLorean e preparatevi a partire per un altro viaggio incredibile.

Renegade, le botte in toni di grigio

Come molti di voi i miei primi anni di Commodore 64 furono rigorosamente in toni di grigio. Il mitico computer con cui sono cresciuto era difatti collegato ad un arcaico televisore in bianco e nero. Avete presente? Quelli con quattro pulsati a rotella per “memorizzare” le frequenze televisive. Era connesso tramite il cavo antenna e per giocarci si doveva cercare la frequenza 36. Tale compito era reso ancor più arduo dal fatto che si doveva fare tutto a manina. Si doveva regolare uno dei quattro bottoni, andando a fare la sintonia fine ad occhio. Inutile ricordarvi come alcuni giochi in bianco e nero fossero impossibili, con colori dello sfondo che risultavano esattamente identici a quelli degli sprite. In questo istante scommetto che state pensando ad Aztec Challenge. Ricordate il livello coi piranha praticamente invisibili? Ci si trovava ad attraversare a nuoto praticamente a caso.

E colore fu…

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Una mattina d’estate, con le scuole finite, mi trovavo a casa da solo e misi in atto l’esperienza per me definitiva in quel periodo. Traslocai computer, cavi e tutto quello che serviva dalla mia camera alla cucina, dove era presente il Tv “ricco”. Era un Telefunken a 8 canali ma soprattutto a colori! Le madonne non mancarono perché essendo sprovvisto di ogni collegamento tecnologico dovetti utilizzare anche qui il cavo antenna, con seguente ricerca del canale che mi fece perdere quasi tutta la mattina. Dopo tanta fatica ecco apparire, tremolante, l’azzurra schermata del Commodore 64. Restai minuti interi a fissarla, quasi fosse un sogno ad occhi aperti. Presi così la cassetta, rigorosamente copiata, che giocavo di più in quel periodo e la caricai: era Renegade, che pirata si chiamava “Ghetto”. Le righe del caricamento, a colori, erano un miraggio. Ma vedere per la prima volta un gioco a colori fu un sogno ad occhi aperti che ancora oggi ricordo come fosse successo pochi minuti fa.

Renegade, il videogame

Renegade è innanzitutto un arcade ad opera Technos Japan Corporation e distribuito da Taito 1986. Trattasi, come tutti sanno, di un picchiaduro metropolitano con molte dinamiche innovative per l’epoca. La storia ci racconta che inizialmente ne uscirono due versione ben distinte: una giapponese chiamata Nekketsu Kōha Kunio-kun, e una occidentale con il nome che tutti conosciamo. La versione nipponica ruota attorno ad un rissoso studente liceale chiamato Kunio-kun, che deve opporsi a una serie di bande rivali. Nella versione occidentale il giocatore controlla un ragazzaccio di strada che deve affrontare quattro bande diverse per salvare la sua ragazza tenuta prigioniera da un boss mafioso.

Due giochi, due culture agli antipodi

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Il gioco, creato da Yoshihisa Kishimoto, era semi-autobiografico. Era infatti incentrato sugli anni di liceo, costellati da combattimenti quotidiani, con il protagonista del gioco basato su se stesso. Evidente è l’ispirazione dal capolavoro di Bruce Lee “Enter the Dragon” del 1973, qui conosciuto col nome I tre dell’operazione Drago.

Per la controparte occidentale c’era la necessità di renderlo più attraente: Technos programmò perciò una versione graficamente differente, con uno stile visivo ispirato al film The Warriors del 1979, qui chiamato I guerrieri della notte, cambiando l’aspetto dei personaggi e degli scenari di gioco.

Importanza storica di Renegade

È stato un gioco fondamentale per il genere: riuscì a stabilire il formato di beat em up standard che verrà adottato da li in poi. Rispetto ai precedenti picchiaduro a scorrimento laterale come, ad esempio, Kung-Fu Master, Renegade introduce elementi innovativi come lo scrolling dello schermo, in cui i giocatori possono muoversi orizzontalmente e verticalmente, e un sistema di combattimento che incorpora attacchi combinati. Nasce così lo schema di controllo a tre pulsanti e fa il suo esordio il genere di gioco con rissa da strada. Se tutto questo non vi dice nulla, ricordate che parliamo della base per il successivo gioco di Kishimoto: Double Dragon (1987).

Come si presenta

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A livello puramente visivo ci troviamo di fronte ad una prospettiva isometrica, con sprite e sfondi resi di tre quarti, con il giocatore in grado di muoversi in direzioni orizzontali e verticali. Il gioco arcade è controllato da un joystick e tre pulsanti di azione per dare pugni, calci e saltare. Rispetto ad altri giochi a scorrimento laterale dell’epoca, i combattimenti risultavano molto più articolati, con il giocatore in grado di prendere a pugni, calci, afferrare, caricare e lanciare e i nemici. Nasce il concetto di attacco combinato: a differenza dei giochi precedenti, abbiamo la possibilità di eseguire combo, con il primo colpo che immobilizza temporaneamente il nemico, rendendolo incapace di difendersi dai pugni successivi.

Controlli, una rivoluzione

In Renegade i controlli sono costituiti da un joystick a otto direzioni e tre pulsanti: attacco sinistro, salto e attacco destro. A differenza dei precedenti picchiaduro, in cui il movimento del personaggio del giocatore era limitato solo a sinistra o a destra, in Renegade il giocatore può sfruttare la più ampia area di gioco andando verso l’alto o verso il basso, sebbene il sistema di combattimento sia ancora limitato a due sole direzioni. La novità sta su come viene usato il pulsante in più presente nel coin op: premendo il pulsante di attacco nella direzione frontale colpiremo con dei pugni, mentre il pulsante di attacco opposto ci farà eseguire un calcio all’indietro.

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Le combo furono una rivoluzione: una volta storditi i nemici con alcuni pugni o un singolo calcio, possiamo avvicinarci per afferrarli e picchiarli ripetutamente con il pulsante di attacco frontale, oppure lanciarli con il pulsante di attacco opposto. Anche il pulsante di salto può essere abbinato a quelli di attacco: mentre si salta, possiamo premere uno dei due pulsanti di attacco per un calcio in salto verso la direzione desiderata.

Muovendo rapidamente il joystick due volte a sinistra o a destra faremo correre il giocatore: a quel punto premendo il pulsante di attacco frontale, si eseguirà un pugno in corsa, mentre il salto eseguirà automaticamente un calcio volante. Il pulsante di attacco posteriore fermerà il giocatore e ci vedrà eseguire un calcio all’indietro, mossa meno naturale da eseguire mentre si scatta. Spettacolare premere un pulsante di attacco su un nemico caduto: il giocatore si metterà sopra di lui e, premendo l’attacco frontale, lo riempiremo di mazzate. Ovviamente i personaggi boss sono molto più fetenti e potranno subire codeste angherie solo se la loro salute è bassa: in caso contrario il giocatore verrà scagliato lontano.

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Come si mena in Renegade

Come abbiamo accennato in precedenza il campo di gioco è limitato a una serie di grosse aree a scorrimento. I primi tre livelli sono composti da una stazione della metropolitana, da un porto e da un vicolo. In ognuna di queste aree il giocatore affronta una banda composta da sette energumeni, mentre il boss li osserva dallo sfondo. Le band delle prime due fasi constano di due tipi di personaggi: abbiamo i nemici armati, più facili da sconfiggere, e quelli disarmati che sono più rognosi. Questi infatti possono subire più danni ma soprattutto possono afferrare il nostro personaggio da dietro. Quando rimangono solo in tre il boss si unirà al combattimento.

Quando il boss viene sconfitto, gli scagnozzi scapperanno nella parte inferiore dello schermo e il livello terminerà. Ogni boss ha la propria salute visualizzata sotto quella del giocatore. Il secondo livello inizia con dei pericolosi motociclisti che cercano di investirci. Quando ne abbiamo sconfitti un certo numero ecco arrivare i normali nemici.

La terza sessione di botte ci mette davanti ad una banda tutta al femminile. Anche questa banda è composta da due tipi cattivi: c’è la tipa bionda con catena che è più debole e la rossa mozzafiato armata di mazza che è più difficile da buttare a terra. La capobanda femminile è una donna grossa che per molti giocatori ha rappresentato motivo di dannazione eterna e scomunica per via delle bestemmie tirate. Essa non può essere presa a pugni da terra ne lanciata in aria, ma può facilmente afferrare e riempire di legnate il giocatore.

Quarta fase, il livello doppio

Se si riesce a superare questa ostica capo banda femminile eccoci arrivare alla quarta e ultima fase di gioco. Essa consiste in due aree, ove troveremo un solo tipo di cattivo, rappresentato da un sicario calvo, agghindato con Ray Ban e vestito grigio, armato di coltello. Attenzione che questi possono uccidere il giocatore con una colpo solo.

La prima area consiste in un parcheggio dove il giocatore deve combattere contro quattro di questi elegantoni pelati. Una volta ripulita la zona, il personaggio procede in un edificio sulla destra del livello. All’interno affrontiamo altri tre sicari insieme al boss finale, un mafioso armato di pistola. Ovviamente può uccidere il giocatore con un solo colpo. Una volta sconfitto il boss finale, potremo uscire dall’edificio, dove ci aspetta una bionda mozzafiato vestita con un succinto tubino bianco, la quale ci bacerà con passione mentre ci vengono accreditati 10000 punti bonus. Dopo di che, come da tradizione anni ottanta, il gioco riprende con una maggiore difficoltà.

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Conversioni domestiche

C64 (1987)

Ce l’avevo in cassetta, rigorosamente di dubbia provenienza, e si chiamava “Ghetto”.La conversione era realizzata bene, colorata e abbastanza fedele all’originale. Solo il secondo livello convinceva poco, la scelta cromatica lo rendeva troppo grigio, veniva a mancare quasi del tutto l’estetica del porto, mentre nella prima parte dell’ultimo livello non esistono le auto parcheggiate. La parte audio era davvero bellissima. Il SID ci regalava una musica d’eccellenza durante il caricamento e un motivetto simpatico in game, unito a sound fx abbastanza minimal. Il grosso problema della conversione era il mix di controlli.

Ci si trovava infatti davanti ad un bivio: usare due joystick oppure un solo comando ma abbinato ai comandi da tastiera? Secondo me usare 2 joystick per giocare era ridicolo, il gioco diveniva praticamente inutilizzabile. Con il connubio Joystick e tasti del computer era un altro mondo, con l’unico vincolo di avere un Controller con ventose da piazzare ben saldo alla scrivania. All’inizio non era una passeggiata ma dopo un po ci si abitua. Il gioco, nella sua linearità, richiedeva comunque un minimo di strategia per eliminare le bande e mettere KO i boss. Una volta terminato, il gioco ricominciava dal primo stage, ma si gli avversari che i boss erano più tosti. Certo, il caricamento era piuttosto lungo ma per fortuna la musica era davvero un piacere da ascoltare.

NES (1987)

La versione NES è internamente opera di Technos e rilasciata da Taito in Nord America. Si tratta di un forte allontanamento dal gioco arcade. I primi tre livelli consistono in una una coppia di schermate dove si lotta contro un gruppo di tre nemici. Il tutto culmina nello scontro uno contro uno con il boss. Il secondo livello contiene delle scene in moto a scorrimento laterale, in cui il giocatore cerca di buttare giù gli avversari prima dello scontro con il boss.

Nel terzo livello, il giocatore può scegliere uno dei due percorsi dopo aver eliminato la prima ondata di cattivi. Uno porta a uno scontro con il boss del livello, mentre l’altro è una seconda schermata piena di nemici. La quarto nonchè ultimo livello è un labirinto di stanze, piene di nemici e boss precedenti. L’azione si svolge all’interno di un edificio in cui il giocatore deve procedere per raggiungere il boss finale. Molto stressante la presenza di alcune botole, che portano il giocatore a ricominciare da capo.

ZX Spectrum (1987)

Uscito in versione 48/128 K la versione per lo Spectrum risulta fluida e ben bilanciata. Lo aveva un mio compagno di classe, a casa sua le partite non mancavano. La versione 48K era più povera, mancavano delle mosse e anche la parte audio era semplificata. Graficamente era davvero notevole nonostante i limiti grafici della macchina. La resa dei livelli era eccezionale, il dettaglio era curato al pixel. Nella sua incarnazione più ricca l’audio era una piccola gemma per qualità e varietà.

Riflessioni del Biker

Parto da una premessa fondamentale: Renegade è considerato il “primo picchiaduro completamente sviluppato” della storia dei videogames. Che ricordi bellissimi che ho di questo gioco, il primo a colori giocato a casa e in seguito scoperto in sala giochi. Renegade ha introdotto una serie di elementi fondamentali che hanno definito il genere in quegli anni. Un pulsante in più e il suo utilizzo hanno stabilito lo standard, con colpi e combo adottati dai successivi giochi del genere.

Ma non solo gli attacchi hanno tracciato la strada, anche la gestione ampliata della mappa di gioco è stata seminale. Renegade ha introdotto la possibilità di muoversi sia orizzontalmente che verticalmente in uno spazio a scorrimento simile ad un’arena. Da qui in poi l’arena si evolse in interi livelli da esplorare e nei quali dar luogo a risse di strada, che divenne il nuovo trend nel genere picchiaduro. La versione europea ci lasciava a bocca aperta, immergendoci in una versione personale dei guerrieri della notte. Del resto le Lizzies erano presenti e anche i Rogues li potevamo trovare nel primo livello. Renegade, per il sottoscritto, rappresenterà per sempre la scoperta del colore in un mondo che, ancora oggi, non finisce di dipingere magicamente splendide tele di pura magia.

Mic the Biker vi saluta e vi da appuntamento al prossimo viaggio. Ora qualche lettura per voi dal nostro blog.

IK+ per C64

Street Fighter II’ – Champion Edition

Michele Novarina

Mic, tre lettere come negli highscore di una volta. Appassionato di videogames dagli albori degli anni 80.

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