Arcade Story : il dettaglio (episodio 2)

Il dettaglio

GIORNO UNO

Qualche dettaglio da sistemare 

Harry è confuso. Immerso in questa strana situazione ha ricordi frammentati e una sigla ricorrente in mente..

L’orologio appeso alla parete segna le 10.18.. 2 agosto, 1993. La signorina gentile, con un gran sorriso, mi porta la birra ordinata pocanzi. Sorseggio con gusto questa splugen bock mentre ho la sensazione di aver già vissuto una situazione simile, nonché realizzo che sto bevendo una birra che non esiste più. Ma questo è solo un dettaglio. “Bella giornata oggi” dico senza realmente capirne il perché. “Già, vero – risponde la ragazza del bar – Dopo il temporale di ieri si è rimesso proprio bene il tempo”. Non ricordavo nulla del giorno precedente e prima di fare qualcosa di stupido decido di pagare. “Fanno 3000 lire“… Frugo in tasca e tiro fuori una manciata di euro. La mia mente è come una lavagna pulita da un colpo di spugna, letteralmente non so cosa dire. La barista vede questo mazzo di soldi sconosciuti e mi chiede “Sei stato all’estero ma non ti sei ricordato di cambiare di nuovo i soldi?” per poi scoppiare in una risata genuina, solare, bella.

Non ricordavo nulla del giorno precedente e prima di fare qualcosa di stupido decido di pagare

 

“Dai non fa nulla, me li porti la prossima volta, tanto sono un bel po’ di giorni che ti vedo passare qui davanti con aria assente!”. Un bel po’ di giorni.. Mi obbligo a non pensare, almeno per ora. “Grazie davvero – risposi – te li darò quanto prima!”. Esco. I pini marittimi a bordo strada frusciano lievi alla brezza estiva e il profumo nell’aria è inebriante.
Dall’altro lato della strada ecco un’insegna già vista, è il drago sputa fuoco!! C’è un gran movimento a quest’ora: macchine, persone. Bambini impazienti di raggiungere la spiaggia, genitori sorridenti. Un gruppo di ragazzi è in attesa del bus e dalla radio a cassette suonano le note di eat the rich degli Aerosmith: parlano tra di loro, ridono e scherzano. Mi ero quasi disabituato a vedere ragazzini così solari e intenti a condividere esperienze tra di loro in maniera reale! Vengo distratto da una stranezza, un dettaglio, non saprei come altro definirlo: come se i miei occhi fossero schermi olografici vedo un paio di disturbi, di anomalie, come una frequenza grigia dei vecchi televisori. Impresso su questo sfarfallio una sigla: w.i.l.d.
Decido di non curarmene ma di entrare nella bocca del drago. L’ingresso è veramente spazioso, ci sono due panche sulla destra mentre poco più avanti sulla sinistra c’è la cassa della sala giochi.

ero quasi disabituato a vedere ragazzini così solari e intenti a condividere esperienze tra di loro in maniera reale!

Ci sono quattro ragazzi in coda, non male considerato che è mattina. Il tintinnare dei gettoni che scendono dal distributore mi fa tornare coi piedi per terra. Supero la cassa e dopo pochi metri si apre un locale veramente immenso. La sala giochi è strutturata in un salone per metà al chiuso, come fosse la parte sottostante della galleria in un cinema ma fatta a ferro di cavallo, l’altra metà è all’aperto. Noto immediatamente che nella porzione aperta ci sono tavoli da ping pong, calcio balilla e hockey ad aria. Più avanti scorgo un altra area coperta, ad occhio mi pare sia una bella zoba biliardo e carambola. Vengo letteralmente pervaso dai suoni unici dei moltissimi cabinati, come fosse un enorme mercato ove al posto delle voci si sentono melodie, una miscela di onde sonore uniche nel loro genere. Ad un orecchio non allenato può sembrare rumore ma il sinuoso accavallarsi di musiche diverse in tempi diversi crea una sinfonia irripetibile, sempre diversa e affascinante.

La sala giochi è strutturata in un salone per metà al chiuso, come fosse la parte sottostante della galleria in un cinema ma fatta a ferro di cavallo

 

Odore acre di tabacco, mi ci ero letteralmente disabituato visto che negli ultimi dieci anni nei locali pubblici è proibito fumare. Un odore che ti si attacca addosso anche se non c’è nessuno che fuma, le pareti stesse ne sono impregnate. Fa caldo, le grosse pale a soffitto girano pigre spostando qua e là l’aria viziata, un’aria che potrebbe raccontare storie di vita e a modo suo lo fa se ne sai cogliere gli umori.Ma un dettaglio mi distrae: L’occhio inevitabilmente casca sullo schermo del cabinato più vicino a me. Qualcosa non quadra, lo schermo grigio mi trasmette a intermittenza la sigla w.i.l.d. Il colpo d’occhio non mi rassicura per niente: Tutti gli schermi che riesco a vedere trasmettono la stessa immagine, la stessa sigla. Ansia. Il respiro è irregolare. La gente pare non accorgersi di nulla, pare non vedere. Cerco di andar via ma sono disorientato, giro in tondo, non vedo più l’uscita, è come sparita. Mi sento stringere il polso.. Mi giro.. È un bambino, avrà si e no una dozzina d’anni. Una voce cupa, profonda esce dalla sua gola: “Svegliati”.

To be coninued…

 

Ragazzi in attesa del terzo episodio vi consiglio di leggere il primo

Arcade Story (la sala giochi)

 

 

 

 

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