Vice: Project Doom

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Alcuni giorni fa, cercando di sistemare la mia vecchia collezione di cartucce del Nintendo Nes, è saltato fuori Vice: Project Doom, uno di quei giochi che avevo letteralmente dimenticato di possedere. Ma solo a me capitano certi vuoti di memoria o anche a voi, cari lettori? Ma andiamo a fare luce su questo mistero.

Vice: Project Doom, la storia

 

 

Forse questa amnesia era dovuta al fatto che, in realtà, non era proprio mio il gioco in questione. Era frutto di uno scambio tra amici come capitava di fare spesso all’epoca in mancanza di disponibilità economica! Ricordo infatti un’estate di moltissimi anni fa, 29 per l’esattezza, in cui scambiai il mio “Who Framed Roger Rabbit” con questo action game proveniente dagli Stati Uniti. Si trattava di un regalo del solito zio americano che sembra tutti hanno avere tranne il sottoscritto! Vice: Project Doom, sviluppato da Aicom, e rilasciato da Sammy per il Nintendo Entertainment System nel 1991. La storia è abbastanza semplice e ricalca il solito schema dell’epoca dove ci ritroviamo a vestire i panni dell’eroe, il Detective Hart, alla ricerca della misteriosa scomparsa della sua ragazza Reese.

Le indagini ci portano alla B.E.D.A.

 

 

Le indagini ci conducono alla B.E.D.A. Corporation, dietro cui si nascondono degli alieni presenti sulla terra da centinaia di anni, che ora producono e vendono una nuova e terribile droga che prende il nome di “Gel”. Lo svolgimento si articola tra un livello e l’altro sullo stile di Ninja Gaiden con filmati statici che tagliano lo schermo a metà senza occuparlo interamente. I vari livelli si alternano in scene di guida a scorrimento verticale e scene d’azione a scorrimento laterale come un classico platform. In questi livelli, il detective Hart corre e salta attraverso usando la frusta laser, la pistola e le granate per eliminare i nemici che di volta in volta si parano davanti.

Vice: Project Doom e il sistema di gioco misto

 

Avremo la possibilità anche di cimentarci in livelli sparatutto alla Operation Wolf e sono rimasto molto sorpreso dalla risposta precisa e rapida dei joypad. Il feeling non ci lascia abbandonati ad isteria e stress, come in altri giochi la cui resa non era proprio delle migliori. Questo vuol dire che il titolo è stato realizzato, all’epoca, con cura e con una particolare attenzione all’esperienza di gioco. Unico neo: non provate ad utilizzare la pistola perché non funziona.

 

Giocabilità e longevità OK

 

 

Hart ed i nemici sono animati molto bene e la difficoltà crescente non spinge ad abbandonare il gioco, soprattutto verso la fine di ogni livello dove vi è il classico boss ad attenderci. Naturalmente saranno necessarie diverse ore di gioco per imparare ad aggirare i nemici e le trappole. Questo può mettere a dura prova la vostra pazienza. Il gioco è assolutamente di tutto rispetto grazie ad un comparto grafico senza incertezze, preciso e molto vario. Ha il pregio di mantenere sempre alta l’attenzione e la giocabilità senza stancare o stressare il giocatore, indice che la nostra macchina ad 8-bit è stata spremuta per bene.

Il comparto audio poteva essere avere di più ed essere migliore, con i suoi effetti speciali già sentiti e risentiti ed una colonna sonora dimenticabile e forse anche un po’ banale.

 

Considerazioni del Monk

 

Insomma, anche se aspetto ancora inutilmente che il mio amico mi riporti indietro la mia cartuccia per riprendersi la sua posso consigliare tranquillamente questo titolo. Abbiamo davanti un gioco che può sgomitare tranquillamente tra titoli blasonati come Kick Master, Shatterhand, e Little Samson per citarne tre!  Ho scoperto ultimamente che potete giocarlo anche sulla vostra Nintendo switch, sempre che ne possediate una, se avete un account Nintendo Switch Online. Che volete di più? In qualsiasi modo, emulato dove volete oppure originale, questo gioco merita! Il vostro Monk vi saluta e vi da appuntamento al prossimo articolo. Ora qualche consiglio per voi.

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