Retroflag GPI: ritorno al portatile

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Ciao amici di Commodoreblog, oggi volevo parlarvi del Retroflag GPI, un vero viaggio indietro nel tempo con il sapore tecnologico attuale. Ci troveremo tra le mani il feeling degli anni 90, al quale forse ci si era disabituati, con all’interno ciò che all’epoca potevamo solamente sognare.

Retroflag GPI, bentornato Game Boy

Il GAME BOY lo conosciamo tutti, non è vero? Parliamo della storica e iconica console di gioco portatile che ha venduto, sommando la versione normale e quella color, oltre 100 milioni di pezzi in tutto il mondo. Qui in Italia arrivò il 28 Settembre del 1990 e tutti conosciamo quali sono stati i punti di forza che ne decretarono lo strepitoso successo. Forse i due più importanti furono le dimensioni praticamente perfette per una macchina portatile e la durata delle batterie. Negli ultimi anni ci sono stati molti tentativi di ricreare il design classico con hardware moderno all’interno, ma nessuno è riuscito… fino ad ora!

Game Boy in salsa Raspberry

Cosa ha di così particolare questo Retroflag GPI? Semplice: è un Game Boy con dentro un’unità Raspberry. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta: il case del  Retroflag GPI è una fedele riproduzione del buon vecchio Game Boy. Ad essere precisi esso misura 133x81x32 mm, perciò è un poco più piccolo, nonché più leggero, pesando 178 g. Lo vedete, è proprio lui: quel case di colore grigio, la griglia dell’altoparlante, i tasti select e start e il D-Pad a croce è Game Boy. La prima differenza che si nota è che i pulsanti sono passati da due a quattro: oltre ai classici A e B troviamo anche X e Y. Ma attenzione, dietro la console troveremo altri due pulsanti perfettamente integrati nella carenatura. Essi fungono da L e R, presenti sui controller delle mitiche console a 16 bit.

Retroflag GPI, il display

Nella logica del proporre una console dal design vintage ma con tecnologia attuale, ci troviamo davanti ad un display LCD retroilluminato da 2,8 pollici con risoluzione di 320×240. Esso occupa la maggior parte della larghezza del GPI, è più grosso rispetto al display da 2,6 pollici e  160×144 del Game Boy. E soprattutto il display del  GPI è colorato e luminoso: non è necessario essere seduti sotto una luce per vedere lo schermo. La qualità è davvero eccellente: non ci sono incertezze ne strappi od ombre nei giochi a scorrimento laterale veloci.

Un cuore a forma di lampone

Il cuore della console è costituito da un Raspberry Pi Zero o Zero W: la differenza è che lo Zero W ha connettività WiFi e Bluetooth. Hanno una CPU single-core da 1 Ghz e 512 MB di RAM, il tutto racchiuso in uno spazio di 65 mm x 30 mm, abbastanza piccolo da stare nel case GPI senza necessità di raffreddamento a ventola. Il colpo di genio è l’averlo inserito come  una cartuccia di gioco del Game Boy, più avanti vedremo come. ATTENZIONE: l’unita Raspberry NON è inclusa nella confezione, va acquistata a parte.

Unboxing e assemblaggio

Ero super curioso quando mi è arrivata la confezione con il corriere. Ho aperto con cura la scatola, e al suo interno la prima cosa che salta all’occhio è il case del GPI, così simile al Game boy, con il display integrato.

La confezione contiene anche un cavo di alimentazione USB, un cacciavite con teste reversibili e due set di quattro viti. È inclusa anche una custodia più grande per il trasporto della console. Infine, troveremo la famigerata cartuccia nella quale metteremo l’unita Raspberry che avremo acquistato o che andremo ad acquistare. Quando avremo tra le mani la scheda Pi Zero possiamo andare ad installare un sistema operativo su una scheda microSD, la quale sarà inserita in uno slot che a sua volta avrà un coperchio di protezione.

Retroflag gpi

Mettere insieme la piccola console è incredibilmente semplice e veloce: gran parte del case GPI viene fornito già assemblato. Tutto è perfettamente progettato da essere montato rapidamente, compresa l’unità Pi Zero nella sua cartuccia, fare il boot e giocare. L’installazione del Pi Zero richiede l’apertura della cartuccia, capovolgere la scheda dell’adattatore e collegare il connettore di alimentazione micro-USB al PCB. Dopo aver posizionato il piccolo dissipatore di calore sul SoC, posizionare il Pi nella cartuccia. Come riferimento lo slot microSD si allinea con lo sportello sul lato della cartuccia. Con quattro viti andiamo a fissare il Pi Zero: una volta fissato, giriamo la scheda dell’adattatore, allineando i fori con i punti di montaggio. Ora è possibile avvitare la parte posteriore della cartuccia, quindi inserirla nel case GPI, come si faceva con le care vecchie cartucce del Game Boy.

Dettagli del GPI Case

Come accennato in precedenza il nostro GPI presenta un D-pad, pulsanti AB e XY, Select e Start. Troviamo poi i due pulsanti aggiuntivi sul retro della custodia, che fungono da L/R. Nella parte inferiore c’è la porta per le cuffie, mentre nella parte superiore abbiamo il selettore Off /On. Non mancano la rotella del volume sul lato destro e a rotella della luminosità a sinistra, dove troveremo anche la presa di alimentazione. Sul retro, proprio come nel Game Boy, troviamo uno sportello per batterie, dove alloggeremo le mitiche 3 pile AA.

In questo alloggiamento troviamo un selettore davvero interessante quanto utile: l’interruttore di spegnimento sicuro. Serve per evitare che gli utenti meno avvezzi all’utilizzo dei sistemi Raspberry possano incasinare il tutto spegnendo direttamente dal tasto on/off senza aver fatto lo shut down da software. Mettendo questo selettore su ON il sistema effettuerà lui uno shut down in caso di spegnimento improvviso. Sopra di esso,infine, troveremo una porta micro-USB per gli aggiornamenti del firmware.

Cosa ci mettiamo dentro?

Retroflag gpi

Qui si entra in un mondo così vasto che sarebbe impossibile fare un sunto di come far funzionare questo piccolo gioiello. In teoria si può far girare qualsiasi software compatibile con Pi Zero, ma ovviamente a me interessava farci girare giochi vecchi. La scelta più popolare probabilmente è Retropie, ma c’è chi ci ha messo su RecalBox o Lakka. Io ammetto di essere profondamente ignorante nel campo del mondo Raspberry perciò mi sono sparato un po di video dal tubo per schiarirmi le idee. Dopo ore di visione la confusione regnava solenne, cosi mi sono affidato al sito ARCADEPUNKS per avere un file immagine completo del sistema SUPREME GPI, che risulta essere molto completo e performante come emulazione. Molti siti scrivono che il Pi Zero può riprodurre la maggior parte dei sistemi fino a PlayStation, ma non era nel mio interesse arrivare così avanti nel tempo come emulazione.

Retroflag GPI, come va

E’ ora di accendere questa piccola macchina del tempo. Mettendo lo switch su ON, la cartuccia viene bloccata in posizione. Questa precauzione impedisce la rimozione del Pi Zero mentre la GPI è accesa, proteggendo il PCB e la scheda microSD. Come accennato in precedenza possiamo utilizzare tre batterie AA per l’autentica “emulazione emozionale” anni ’80, oppure c’è il cavo di alimentazione USB incluso per utilizzare un caricatore da smartphone o un power bank ricaricabile. La durata delle batterie ovviamente varia in base alla qualità delle stesse e a come settiamo la console. Io ho la versione con WiFi e Bluethoot: tenendoli attivi, con luminosità buona e volume sotto la metà, le batterie ricaricabili di Ikea durano due ore. Disattivando le connessioni la durata sale a quattro ore abbondanti di gioco. Le batterie non si caricano se la console è attaccata alla corrente, bisogna caricarle a parte.

Qualità incredibile

La prima cosa che si nota è la grandissima qualità del case al tatto: le plastiche sono davvero di qualità, con rifiniture di livello superiore ed assemblaggi perfetti. A livello di controllo il feedback è incredibile: il D-Pad è calibrato alla perfezione, richiede la giusta quantità di pressione per compiere un movimento. I pulsanti frontali sono fantastici, così come i pulsanti SELECT e START, a mio avviso sono la perfezione tra tutte le console portatili. I due pulsanti posteriori richiedono un po di tempo per essere assimilati: la loro posizione è strana, bisogna farci l’abitudine. Personalmente dopo un po di partite a F-Zero ho cominciato a trovare più naturale la loro posizione. Effettivamente la maggior parte dei giochi può essere giocata utilizzando i quattro pulsanti frontali o anche meno, perciò alla fine non rappresentano un problema.

Il display, pur essendo relativamente piccolo se paragonato ad altre console portatili, è un capolavoro. E’ reattivo e non ha strappi ne scie nemmeno nei giochi più veloci, cosa che è la rovina di altre piattaforme.

Retroflag gpi

Riflessioni del Biker

Sono molte, oggigiorno, le console che, con le dovute modifiche, emulano Atari 2600, Amiga, C64, Game Gear, Gameboy, Genesis/Megadrive, SNES, Neo Geo, Arcade e via discorrendo. Il mio piccolo Game Boy del futuro lo ho pensato per metterci dentro tutti i titoli Arcade giocabili col Mame e tutte le retro console fino al Neo Geo, comprese quelle Handheld dei tempi. Lo ho spremuto in ogni modo, con ogni gioco. Leggevo su alcuni forum che molti aveano problemi con l’emulazione audio di titoli Neo Geo. Beh, sarà il sistema da me installato ma per ora non ho mai riscontrato incertezze neanche in quegli enormi titoli per la Limousine delle console. Posso asserire con assoluta certezza che, ad oggi, il mio sistema Handheld preferito è questo.

Retroflag gpi

Non lo nego, le prime volte che lo ho acceso mi faceva quasi tenerezza. Mi aveva intrigato questa idea di un Game Boy del futuro, perché quello originale lo ho sempre adorato e considerato “perfetto”. Poi ho iniziato ad essere stupito perché girava tutto dannatamente bene: a parte l’ovvietà dei sistemi portatili degli anni 90, che qui sono a casa loro, anche le console più grandi di quel periodo girano da dio e quel dannato display, coi suoi 2,8 pollici, mi ha conquistato. Ed ecco che il concetto di “perfezione” torna di nuovo protagonista. Si, perché con il Retroflag GPI è stato il ritorno al vero gioco portatile. Con l’andare degli anni ci stiamo trovando con delle console considerate portatili che proprio così portatili non sono. Cavolo, ci vuole comunque uno zaino per portarsele dietro.

Col GPI abbiamo l’esempio di chi ha imparato una lezione incredibile adattandola ai tempi d’oggi: se il Game Boy aveva le dimensioni perfette perché non riprenderlo come esempio solenne? Qui non siamo di fronte ad una povera operazione commerciale da quattro soldi: qui, cari lettori, è stato scritto il concetto supremo della dimensione portatile. Di nuovo. Il vecchio insegna al nuovo come diventare il Re. Lunga vita al Re!

Mic the Biker vi saluta e vi da appuntamento al prossimo articolo. Ora qualche lettura interessante direttamente dal nostro blog.

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Game Boy: L’handheld per eccellenza!

Michele Novarina

Mic, tre lettere come negli highscore di una volta. Appassionato di videogames dagli albori degli anni 80.

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