Maxim, la sala giochi – Part 2

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Ciao amici di Commodoreblog, oggi si vola alla Maxim, per fare quattro chiacchiere sul discorso sala giochi ai giorni d’oggi. Da ricordi passati, raccontati oralmente dal vecchio al giovane come delle vetuste leggende, esse sono definitivamente tornate!

Sala giochi, Back to the future!

Ne abbiamo letto anche sulle grandi testate d’informazione e lo abbiamo sentito nei TG: i vecchi videogames sono esplosi di nuovo. Non solo nelle case di noi appassionati, dove non sono mai andati via, ma anche nei luoghi che noi abbiamo continuato con nostalgia a chiamare sala giochi. Stanno infatti aprendo (di nuovo) dei posti dove si possono trovare vecchi arcade tirati a lucido e funzionanti, e anche quelle più moderne, di cui abbiamo parlato QUI, stanno affiancando alle macchinette sputa ticket dei videogames di vecchia matrice.

Maxim, il posto che non ha mai mollato

Poi ci sono quelli che non hanno mai mollato, come Massimo e la sua Maxim di Via Bafile 48 a Jesolo Lido. Lo abbiamo intervistato QUI, in una chiacchierata dalla quale trasuda la passione di un “ex ragazzino” che per tutta la vita ha cullato, cresciuto e tenuto nel cuore questa passione fin ai tempi d’oggi. Frequentavo la Maxim negli anni 90, quando bastava girarsi per vedere cabinati in ogni dove. E’ sempre un tuffo al cuore entrarci, perché quei muri sono rimasti gli stessi. I pavimenti potrebbero raccontare storie di vita, di persone entrate li bambine e ritornateci da adulte.

La Maxim trasuda golden age: non è nuova, non è agghindata di luci e lucette al neon che fanno tanto vintage. E’ un posto dove la luce è quella che deve essere, in alcuni angoli quasi buia. Un luogo in cui il vintage lo fanno gli oggetti custoditi al suo interno, come vecchie sedie in legno dei cinema di una volta, le targhe appese ai muri. Oggetti con una voce, con una storia vera da raccontare. E mentre si passeggia cullati da litanie in salsa chip si viene rapiti dai vecchi giochi, non solo quelli elettronici.

Maxim, back to the past!

Massimo è uno che ne sa, non ha fiutato il business e ci si è calato dentro. E’ uno che ci è cresciuto tra quei muri, in mezzo ai cabinati. La sua passione lo ha portato ad avere nella sua sala giochi dei pezzi che sono oltre ogni moda o ritorno di fiamma. Ne ho approfittato per chiedergli un grande aiuto per raccontarmi i segreti dei giochi elettromeccanici.

Peppy the musical clown – 1956

Ecco un gioco elettromeccanico prodotto dalla Williams. Era pensato per i bambini più piccoli, che potevano far ballare una famosa marionetta dell’epoca. Il pagliaccio muoveva la testa da un lato all’altro, mentre il giocatore premeva i pulsanti sulla console anteriore che controllavano il movimento delle braccia e delle gambe a ritmo della musica d’organetto prodotta dalla macchina.

Ten Strike Classic – 1957

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Ten Strike Classic è una ristampa e una copia fedele del famoso Williams Ten Strike datato 1957. Esso utilizza cabinet e grafica identici all’originale, ma ha display dei punteggi in stile LED invece di rulli meccanici. Il suono è prodotto da due campane, per uno e dieci punti. I punteggi possono essere variati tramite uno switch, passando dal bowling regolamentare all’originale Williams Ten Strike.

Little Pro – 1964

Gioco molto raro disegnato da Harry Williams e prodotto dalla Southland Engineering (Santa Monica, California).
Forse l’unico gioco prodotto da questa ditta che era molto somigliante ad un altro gioco chiamato Mini Golf prodotto dalla Williams.
Lo scopo del gioco era quello di completare le 9 buche presenti controllando i movimenti del giocatore di golf. Abbiamo un massimo di con 27 tiri e ogni buca è PAR 3. Il gioco termina quando il giocatore completa nove buche o vengono eseguiti 27 colpi. C’è una singola unità passo-passo motorizzata che visualizza il numero di buche effettuate. Una partita gratuita può essere vinta se il giocatore esegue tutte e nove le buche con 18 colpi o meno.

Bear Hunt – fine anni ’60

Bear Hunt, o più comunemente conosciuto come Tiro all’Orso, è la riproduzione italiana costruita a Bologna del più famoso Shoot the Bear della Seeburg della fine degli anni 40. Si tratta di un gioco elettromeccanico con tecnologia valvolare, cosi come l’audio che riproduceva l’urlo dell’orso quando veniva colpito.

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Lo scopo del gioco era quello di colpire il maggior numero di volte l’orso che veniva inseguito da un cane, molto rassomigliante a Pluto della Disney. Per far ciò avevamo un totale di 20 tiri: ogni volta che si premeva il grilletto, veniva scalato un colpo. Nel contempo un fascio di luce veniva emesso dalla canna del fucile. L’orso aveva tre lenti, una per ogni lato e una sulla pancia: si doveva colpire, col fascio di luce, una delle tre lenti. Se colpito, l’orso si alzava sulle zampe posteriori ed emetteva un ringhio; dopodiché ritornava a quattro zampe e si rimette a correre. I veri maestri di questo gioco riuscivano a farlo rimanere impennato il più possibile facendo centro ripetutamente.

Palla Cesto – anni ’60

Classico distributore di palline anni 60 italiano della Monaco che si poteva trovare vicino a qualche giornalaio o bar dell’epoca.
Erogava palline con sorpresa ma permetteva anche di fare una partita al mini bingo.

Whirly Bird – 1969

Prodotto dalla Midway Manufacturing Company Illinois U.S.A. nel 1969. Trattasi di un gioco elettromeccanico di abilità: pilotando un elicottero si dovevano colpire delle aste che man mano si illuminavano. Gioco molto diffuso in quegli anni e apprezzato tuttora da grandi e piccini.

Helicopter Sega – 1968

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Gioco prodotto dalla Ltd Tokyo Japan nel 1968. Anche questo è di tipo elettromeccanico con audio su nastro magnetico. Lo scopo del gioco è quello di atterrare sugli aeroporti più famosi dell’epoca. Ogni volta che atterreremo su una delle sei basi circolari essa si accenderà e ci verranno accreditati dei punti. Questi sono visibili nella parte bassa del cab, utilizzando un sistema a rulli.

Maxim e i coin op

Ovviamente in mezzo a questi pezzi da collezione, non facili da trovare in giro, Massimo sta riportando in vita i vecchi immortali cabinati della golden age. Molti sono solo dormienti nel suo magazzino, altri sono vere e proprie ricerche mirate. I deboli di cuore devono prestare attenzione, perché un’innocua passeggiata tra quelle mura potrebbe trasformarsi in una serie di svenimenti a ripetizione. Il primo coin op che vidi riesumato fu BUBBLE BOBBLE nel 2017.

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Non era ancora esplosa la smania da retrogaming, perciò rimasi letteralmente spiazzato nel vedermi i draghetti Bub & Bob in una sala giochi. Era messo in fondo, un po nascosto da moderne amenità luccicanti. Stavo passeggiando, per far passare il tempo mentre mio figlio stava giocando a qualcosa: quando lo vidi restai pietrificato. Un treno di ricordi mi piombarono addosso tutti insieme, ricordi di estati bellissime passate a Jesolo con gli amici, tutti intorno al cabinato, ad alternarci nelle partite. Mi dovettero venire a recuperare perché non uscivo più da quell’angolo, e quando andai via feci i complimenti a Massimo per aver riesumato cotale capolavoro.

Capolavori da giocare alla Maxim

Out Run

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Un altro pezzo pazzesco, tenuto in maniera tale da sembrare nuovo, è il cab verticale di OUT RUN. Avvicinarsi a questo coin op è qualcosa di sacro, è un gesto che riporta in mente anni incredibili ed emozioni mai sopite. Stringere quel volante è una scossa totale, è l’inizio di un viaggio nel tempo. C’è un dettaglio in questo cabinato che fa mancare il fiato: nella parte superiore al volante ci sono due posacenere, di quelli cromati che venivano rivettati a posteriori. Sono come un graffito in una grotta, solo il simbolo di un era in cui le sale giochi erano costantemente avvolte nel fumo: accendevi la cicca, iniziavi la partita e la posavi li, mentre la sua pigra colonna bianca ti dava quell’atmosfera unica. Proprio su quel ripiano troviamo il disegno della mappa che si dirama, messo li per farci capire le strade che potevamo prendere, al netto che era quasi impossibile distrarsi per guardarla. Ma essa ci guidava verso le cinque mete finali, mentre con una mano si tiene il volante e con l’altra il cambio.

Pac Man

Altro autentico pezzo di storia che si può trovare alla Maxim è PAC MAN. Il suo cabinato giallo della Midway è impossibile da non notare ed è in uno stato di conservazione strepitoso. A memoria non ho mai giocato a Pac Man nella sua versione originale, era sempre inserito in qualche altro cabinato “universale”. Certo, il gioco è sempre quello ma giocarlo qui è un valore aggiunto: ai lati dello schermo troveremo le istruzioni di gioco e la tabella con il valore in punti di nemici e bonus. Anche guidare la nostra sfera gialla è più facile qui, visto che il controllo è nato per questo gioco e solo per questo. Lo slot per i gettoni che riporta ancora la scritta 25c non ha prezzo.

Super Sprint

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Sempre in zona troviamo un altro pezzo da novanta, un gioco che ha divertito generazioni di players: SUPER SPRINT. Il cabinato Atari non passa certo inosservato: la sua stazza e i tre volanti disposti sfalsati sono impossibili da non notare. Anche qui ci troviamo innanzi ad un cabinato quasi perfetto, con solo un po di vernice mancante sulle basi colorate in prossimità dei bottoni per partecipare alla sfida. Credo che se questo cab potesse parlare ci racconterebbe di milioni di pugni ricevuti quando, girando il volante all’impazzata, si andava a cozzare contro qualche ostacolo, perdendo posizioni.

Space Invaders

Non ha certo bisogno di presentazioni questo immortale capolavoro, pioniere e caposcuola di un genere. Qui alla Maxim è possibile vederne una versione non così comune dalle nostre parti: un coktail table da capogiro! Creato da Tomohiro Nishikado e pubblicato nel 1978, Space Invaders è uno dei primissimi giochi sparatutto, inizialmente uscito come arcade verticale, e successivamente sviluppato nella versione che troverete da Massimo. E’ in uno stato di conservazione eccezionale: l’eleganza del legno e dello spesso vetro che compone il piano del table fanno da cornice alla grafica iconica e senza tempo. Le due placche con le istruzioni di gioco messe a fianco del monitor e i comandi in basso rendono questo pezzo un must per tutti gli amanti dei videogiochi.

Un balzo in avanti

Una freschissima New entry è un cabinato decisamente particolare, che sinceramente avrò visto si e no un paio di volte in vita mia: si tratta di Time Traveller. Si tratta del primo videogame olografico prodotto, come viene descritto ne “La storia illustrata dei giochi elettronici”. La storia fu ideata da Rick Dyer, già creatore di Dragon’s Lair, e pubblicato da Sega nel 1991. E proprio come il suo illustre e famosissimo predecessore, anche Time Traveller è un gioco cinematografico interattivo su Laser Disc. La  dinamica è del tutto simile: dovremmo muovere il joystick in una direzione specifica o preme il pulsante in determinati punti del gioco. Con il comando corretto viene riprodotto un filmato che mostra la progressione del personaggio nell’avventura, mentre la mossa sbagliata porterà inevitabilmente alla morte.

Dicevamo poc’anzi che siamo innanzi ad un gioco olografico, qualcosa di fantascientifico per l’epoca. Ma come si ottiene un effetto simile? Viene utilizzato un cabinato unico, creato ad hoc, che proietta i personaggi usando la riflessione. L’ effetto “olografico”, in verità, è un’illusione ottica ottenuta con un grande specchio curvo e un televisore CRT da 20 pollici: i personaggi sembrano stare a mezz’aria come immagini alte circa 13 cm. Questo spazio, in cui si svolge l’azione, è chiamato Micro Teatro; un palcoscenico piatto e scuro inventato dagli ingegneri Steve Zuloff e Barry Benjamin. Un paio di costruzioni geometriche al neon, poste nella parte posteriore, fungono da sfondo per il gioco.

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Riflessioni del Biker

Entrare alla Maxim è un po come vedere una puntata di Super Quark. Possiamo trovare reperti di un periodo storico fondamentalmente vicino a noi ma tecnologicamente distante secoli. Si possono rivedere e soprattutto rigiocare dei titoli che hanno scritto la storia di questo fantastico mondo, tutti racchiusi nel loro cabinato originale. Per le nuove generazioni è la scoperta, dal vivo, di ciò che era il mondo videoludico di un tempo e Massimo conferma che molti ragazzini chiedono dove sono i giochi vecchi. Lui, da grande appassionato, è sempre pronto a guidare chiunque verso questi tesori e a spiegare la storia dei medesimi. E’ bellissimo vedere giovani e diversamente giovani correre verso la storia, per riviverla o per scoprirla: essa è fatta di pixel a 320×224, e lo sarà per sempre.

Mic the biker vi saluta e vi da appuntamento al prossimo viaggio nel tempo. Ora qualche articolo per voi.

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Michele Novarina

Mic, tre lettere come negli highscore di una volta. Appassionato di videogames dagli albori degli anni 80.

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