Nintendo e il retrogaming

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E’ da un bel pezzo che vado pensando che Nintendo, con la sua politica accentratrice, vada contro i dogmi del vero retrogaming, ovvero preservare, condividere, tramandare. Errare è umano, ma perseverare è diabolico.

Nintendo e la sua politica

Probabilmente l’età gioca un ruolo fondamentale in questo mio provare fastidio per la politica di Nintendo. Sono un obsoleto videogamer che vide lo sbarco in suolo italico del buon vecchio NES. Ho posseduto (e posseggo tuttora) un buon numero di home computer e console di vario tipo. Soprattutto ho surfato negli anni ottanta sull’onda del Commodore 64 e di tutto il mondo che gli girava intorno, pirateria inclusa. Chi ha vissuto come me quegli anni probabilmente capisce il mio fastidio nel vedere messe in atto le politiche Nintendo.

VGHF passa all’attacco

Anche la Video Game History Foundation ha recentemente puntato il dito sull’operato del colosso nipponico, definendo Nintendo “Distruttiva per la storia dei videogiochi”. Questo duro attacco è esploso alla notizia che la casa di Kyoto ha annunciato la chiusura degli shop del Nintendo 3DS e della Wii U. Leggendo la dura ma sacrosanta accusa dell’associazione, si evince che Nintendo “Non offre garanzie sufficienti per assicurare la sopravvivenza dei giochi che verranno tolti dal commercio con la chiusura appunto degli shop di WiiU e 3DS”.

Voci dall’interno di Nintendo

La bomba arriva da un ex dipendente di Nintendo of America: egli asserisce che tutti i videogame in questione potrebbero andare persi per sempre, senza la possibilità di essere recuperati. Il motivo è facilmente comprensibile: qualora accadesse qualcosa alla console o al supporto dove vengono salvati i giochi, si avrebbe la perdita certa della totalità dei titoli.

VGHF scende nei dettagli, spiegando che “In qualità di membro finanziatore dell’Entertainment Software Association (ESA), Nintendo paga per impedire anche alle biblioteche di fornire accesso a quei giochi legalmente. Non fornire l’accesso commerciale è comprensibile, ma impedire il lavoro istituzionale per preservare questi titoli è distruttivo per la storia dei videogiochi”.

Lunga vita al Retrogaming

Nintendo è sempre stata miope nei confronti del retrogaming, avendo sempre messo davanti il profitto alla preservazione. Ricordiamo tutti il trattamento riservato ai due portali LoveRetro e LoveRoms. Nintendo portò in tribunale i responsabili dei rispettivi domini web, chiedendo un risarcimento milionario per la violazione dei diritti sul copyright. Essa chiese 150,000 dollari per ogni gioco Nintendo ospitato dai siti in questione. Questo fece chiudere, in maniera volontaria, anche il portale Emuparadise, che da quasi un ventennio ha permesso il download di vecchi giochi.

Parliamo di vecchi giochi usciti su cartuccia, vecchie glorie che Nintendo ha deciso di riproporre a pagamento sui suoi store. Non crediamo che un colosso del genere abbia bisogno di lucrare su titoli usciti nel secolo scorso, messi a disposizione di tutti da appassionati. Resi disponibili in maniera totalmente gratuita e fruibili su ogni piattaforma potesse emularli.

Lo spirito del retrogaming è questo, la preservazione dei vecchi giochi è un tesoro non solo a livello monetario ma soprattutto a livello culturale, rappresenta parte della storia di ciò che eravamo. Chissà se Nintendo, un giorno, capirà tutto questo. Alla luce di questi ulteriori fatti non crediamo proprio.

Un saluto amici lettori, portate sempre in alto le cose davvero importanti di questo magnifico mondo: preservare, condividere, tramandare.

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Michele Novarina

Mic, tre lettere come negli highscore di una volta. Appassionato di videogames dagli albori degli anni 80.

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6 risposte

  1. Patrizia ha detto:

    Sono d’accordo con te, non è il caso di lucrare su pezzi che hanno fatto la storia. Sono prodotti che vanno preservati, non messi sul mercato come fossero merce qualunque.

  2. Sara Bontempi ha detto:

    Mio marito ha vissuto quelli che ora sono i retrogame e non vorrebbe davvero riviverli facendosi lucrare sul prezzo.
    meglio che teniamo le vecchie console ancora un pò a casa, per tramandarle nel futuro.

  3. Maria Claudia Pirani ha detto:

    Quelli di cui parli sono i giochi della mia adolescenza, sarebbe bello che come pezzi storici fossero liberamente usufruibili da tutti.

  4. Elena Resta ha detto:

    Sto lavorando ad un progetto di gamification e mi ritrovo spesso a dovere guardare alcuni videogiochi anni 00 (facciamo un po’ di vintage) quindi capisco molto bene il punto. Resto veramente basita di fronte al fatto che si stia permettendo uno scempio simile. Mi chiedo perchè non esistano norme a livello internazionale. Parliamo di oggetti culturali molto importanti!

  5. Christine Cecile Abroath ha detto:

    Personalmente sono molto legata a quello che erano le prime console… il problema è che il piacere di tornare ad esse o comunque ai retrogame non vede essere un modo di far cos’ gola da approfittarsi con prezzi esagerati!

  6. mary pacileo ha detto:

    penso che le prime console debbano essere un piacevole ricordo da tenere, non un accessorio su cui lucrare

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